Libri da leggere a settembre

Oggi, durante la mia canonica visita in libreria, ho trovato alcuni titoli (e copertine… lo ammetto!) che hanno attirato la mia attenzione: alcuni sono di nuovi autori, altri bestseller in edizione economica, e uno è dell’autrice della saga delle 50 Sfumature.

Ve li posto… buona lettura

I Diari della Borgogna – Ann Mah

Giovane e ambiziosa sommelier di San Francisco, Kate vuole diventare Master of Wine, il più alto riconoscimento nel mondo degli esperti del vino. Nonostante la sua famiglia sia di origini francesi, il suo tallone d’Achille sono proprio i vini bianchi della Borgogna: è come se avesse qualcosa contro di loro, qualcosa che le impedisce di riconoscerli e apprezzarli. Che sia il ricordo del modo brusco in cui è finita la sua storia con Jean-Luc? Eppure sono trascorsi ormai dieci anni dal suo soggiorno di studio in Francia… Così, quando il ristorante in cui lavora chiude, Kate non ha più scuse: il Test per diventare Master of Wine ha la precedenza su tutto – vita sentimentale compresa –, e per superarlo l’unico modo è andare nella Côte d’Or e partecipare alla vendemmia. Heather e Nico, il cugino di Kate, la accolgono con calore, dopotutto è parte della famiglia e due braccia in più nel periodo della vendange sono sempre utili. Inoltre Heather ha veramente bisogno d’aiuto per mettere ordine nella loro labirintica e caotica cantina. Un giorno, tra scatoloni impolverati e mobili da buttare, compaiono dei vestiti e dei quaderni: i diari di una ragazzina dalle iniziali sconosciute, H.M.C. Le due amiche scoprono che si tratta di Hélène Marie Charpin, vissuta durante l’occupazione nazista ma in qualche modo esclusa dall’albero genealogico della famiglia. Perché? Attraverso la lettura dei suoi diari, Kate scoprirà molto di sé e della sua storia familiare durante la Repubblica di Vichy, e si troverà a dover rispondere a interrogativi a cui mai aveva pensato: come è possibile riconciliare i drammi del passato con i valori del presente? Quanto è difficile essere coraggiosi quando la propria sopravvivenza è a rischio? Un romanzo appassionante e intenso, che vi sedurrà con note romantiche e vivaci, dal vigore persistente e dai sentori forti, oscuri come la guerra.

Una storia avvincente e romantica, con tutte le carte in regola per essere un mix di sentimenti e lati oscuri… tutto svolto all’ombra di una vigna.

Un regalo per Miss Violet – Susan Gloss

A Madison c’è un negozio di vestiti vintage dove tutte le signore del posto si ritrovano in cerca di consigli e suggerimenti, e non solo sugli outfit. Violet Turner, che lo gestisce, sta cercando di dimenticare il suo passato e rendersi indipendente, soprattutto dopo il matrimonio fallito con un uomo troppo dedito alla bottiglia. Guanti, cappellini, vestiti e scarpe sono il pretesto per raccontarsi e trovare la strada da seguire nella vita. Lei stessa non è mai stata attratta dalle vetrine troppo raffinate, in cui tutto è immacolato, freddo, vuoto, mentre il fascino di un oggetto deriva dalla storia che ha vissuto e, quando non la conosce, si diverte a immaginarla nella sua testa. Storie d’amore tragicamente finite, promesse mantenute e infrante, segreti mai confessati. Tutto questo per Violet continua a vivere nei vestiti che ogni giorno propone alle sue clienti, perché sa bene che un oggetto può continuare a suscitare emozioni. Basta solo trovare il proprietario giusto. E così, quando una ragazza infreddolita si ferma davanti alla vetrina stringendo al petto un meraviglioso abito da sposa anni Cinquanta, la mente di Violet comincia a viaggiare…

Bestseller di USA Today, Miss Violet vedrà la sua storia intrecciarsi in modo straordinario con quella delle sue clienti e di una in particolare.

The Mister – E.L. James

Alzi la mano chi non ha sentito parlare della saga delle 50 Sfumature: per amore o per odio, la trilogia è stata sulla bocca di tutti i lettori del genere, concludendo la sua fama con una versione cinematografica appassionante ma inevitabilmente riduttiva.

E.L. James torna sugli scaffali delle librerie con un nuovo romanzo: questa volta il giovane e “maledetto” protagonista vedrà piombarsi addosso la scomoda eredità di un titolo nobiliare e dovrà imparare a portarne gli oneri e gli onori, senza cadere nelle maglie dell’attrazione verso una giovane sconosciuta dal passato torbido entrata improvvisamente nella sua vita…

Suspance e romanticismo non mancheranno!

Sì – Viviana Rivero

Quanto può essere difficile inseguire un sogno?

Parigi, anni ’20. Melisa Loyola è la figlia del sarto più rinomato della città e fin da piccola aiuta il padre a confezionare i costumi di scena dei più importanti teatri di Parigi, come il Moulin Rouge e Les Folies Bergère. I meravigliosi vestiti, le struggenti melodie del tango e il suo innato talento per il canto e il ballo fanno crescere in lei il desiderio di entrare a far parte di quel mondo scintillante. Ma per la sua famiglia e il suo fidanzato è impensabile che lei lavori, tanto meno che si esibisca su un palco. Quando finalmente si presenta l’occasione di realizzare il suo sogno, Melisa non ci pensa due volte, anche se significa mollare tutto e salpare per Buenos Aires insieme a una prestigiosa compagnia teatrale. E se proprio lì, dall’altra parte del mondo, trovasse il vero amore? Melisa non ha mai dimenticato lo sguardo di Nikolai, il giovane e ricco argentino che ha conosciuto a Parigi, così testardo e insopportabilmente affascinante. Quando l’amore arriva, forte e travolgente, che importanza hanno la carriera e i tanti sacrifici fatti? Una storia romantica e appassionante, ricca di avventura e colpi di scena. Il viaggio per la felicità è lungo e pieno di ostacoli, ma niente è impossibile per chi è capace di dire “sì” alla vita.


Per chi lo avesse perso o ancora non lo avesse letto, in libreria c’è “Angeli e Demoni” di Dan Brown, intramontabile e affascinante romanzo snodato tra le vie di Roma e i suoi straordinari monumenti.

Angeli e Demoni – Dan Brown

E’ disponibile la versione economica “Oscar Bestsellers” con uno sconto del 25%

Vi consiglio di leggerlo… il film non ha paragone: il libro è travolgente e coinvolgente, dalla prima all’ultima pagina!!!


Foto di Nicole Honeywill su Unsplash

Vacanze multiculturali

#mammainvacanza – giorno 4

Vacanze multiculturali?

Si può… anche in Italia!

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Mi impegno ogni giorno a spiegare a mio figlio che “straniero” non equivale a diverso, o peggio “inferiore”, o peggio ancora “cattivo”.

Mi torna in mente la lezione che fece la mia insegnante di greco del liceo sui canoni di bellezza della Grecia antica, dove bello era sinonimo di buono e brutto di cattivo.

Per associazione, quindi, straniero=brutto=cattivo!

Questo è il messaggio che media e voci ignoranti vogliono far passare, ma non è il messaggio che voglio trasmettere io a mio figlio.

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Urge una differenziazione necessaria: straniero è colui che viene da altre parti del mondo; delinquente è colui che commette reati, quale che sia la sua nazionalità!

Dai delinquenti bisogna stare alla larga, dagli stranieri no!

Assodato questo concetto base, poi è tutto in discesa!

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In questa vacanza stiamo conoscendo persone di varie nazioni: ieri abbiamo conosciuto George, irlandese con il tipico gonnellino e ci siamo ripromessi di andarlo a trovare in Irlanda.

Il controllore del nostro autobus era Eddi, un marcantonio di quasi due metri, nigeriano, simpaticissimo!

La figlia della signora che fa le treccine aveva un nome strano che non ricordiamo, ma abbiamo giocato anche con lei che è del Ghana.

Insomma, gente interessante ne abbiamo, ma se qualcuno “si dimentica” di salutare (senza fare di tutta l’erba un fascio)… potete scommettere che è Italiano!!!

Allora, basta con tutte queste discriminazioni: capisco di non poter cambiare il mondo, ma almeno in casa mia cerco di dire e fare cose giuste, in considerazione del fatto che, in futuro, se mio figlio vorrà andare a studiare o a lavorare all’estero, sarà anche lui uno straniero e non vorrei mai che venisse maltrattato per questo!!!

Cambiare atteggiamento

#mammainvacanza – giorno 3

Tempo per riflettere ne abbiamo?

Si! Ed era questo l’obiettivo di questa vacanza, organizzata a misura di bambino.

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Guardo io mare al tramonto e mi mette sempre un po’ di tristezza: un altro giorno sta per finire e questa vita ci scivola dalle mani, talvolta senza che riusciamo a darle un senso!

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Cambiare atteggiamento si può?

Si… e si deve!

A questo proposito voglio consigliarvi un post davvero interessante che ho ricevuto questa mattina via newsletter: è la raccolta delle “💯 buone abitudini quotidiane per cambiare vita” scritto da un grande ispiratore: Andrea Giuliodori!

Articolo QUI

Io, che sono partita in vacanza col mio taccuino, mi sto appuntando le abitudini che mi interessano e che, per il momento, sono compatibili con il mio essere mamma di un bimbo piccolo.

Vi consiglio di fare lo stesso, magari il tramonto non vi sembrerà più così triste!!!

Cosa sto imparando in vacanza con mio figlio

#mammainvacanza – giorno 2

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Sto imparando tanto, semplicemente osservando il mio piccolo che gioca sulla sabbia e le persone che mi circondano.

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1. alla gente non frega niente dei suoi difetti: si mette in costume ed entra in acqua e non si cura di non stare in forma… si diverte e basta!

2. Ai bambini non servono giocattoli costosi o giochi organizzati: è sufficiente un secchiello pieno d’acqua e una paletta per passare una giornata fantastica!

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Morale della favola: dovremmo smetterla di farci condizionare dai nostri difetti e dovremmo imparare ad essere felici con poco, come i bambini in riva al mare!

Sabato sera a “Forninfesta”

In un anonimo sabato pomeriggio estivo, abbiamo deciso di organizzare un’uscita per la cena e, informandoci online, abbiamo saputo della manifestazione “Forninfesta” di Tornimparte.

Ad una festa del genere partecipi per mangiare qualcosa di tipico, ma, prima di andare, non sai che il percorso ti sazierà più di qualsiasi portata.

Si arriva ad un grosso pupazzo di fieno, a ridosso di un archetto: si comincia da lì, dove si trova la cassa e si può scegliere cosa mangiare lungo il percorso.

Noi abbiamo scelto il menù degustazione “puro”, con i piatti della tradizione, ma era disponibile anche un menu gluten free e altre pietanze servite singolarmente.

Ci hanno spiegato che lungo la viuzza, fatta di sanpietrini, avremmo trovato gli stalli dove ritirare i piatti che avevamo pagato.

Abbiamo iniziato la salita incuriositi: a destra e sinistra ardevano piccole fiaccole, ai muri erano appese coperte di altri tempi, messe lì a prendere aria come si faceva “prima”; qua e là erano state messe panche – di quelle dove le persone anziane si sedevano a prendere il fresco – e antichi comó, con qualche cassetto socchiuso e angoli di biancheria che facevano capolino.

Forninfesta è la festa di “come era prima” e lungo il percorso guidato tutto parla di tempi passati: la strada, i sassi, le mura, le foto messe lì a ricordare come eravamo e come siamo, le coperte che sembrano profumare come quelle di mia nonna, piegate nel baule con la cura di chi vedeva in quella biancheria un tesoro prezioso.

Mangiare è stato l’ultimo dei pensieri, eppure il cibo è stato ottimo e, col senno di poi, molto digeribile.

Ci siamo persi nella bellezza semplice di un forno acceso, sull’architrave era stata dipinta una data, sbiadita dal tempo e dagli eventi atmosferici: 1901.

Ho chiesto se era possibile entrare ed osservare da vicino: una signora di altri tempi, composta come ricordo mia nonna, mi ha invitata ad accomodarmi e mi è venuto spontaneo fare un respiro profondo.

Giurerei di aver sentito odore di farina cotta, pane appena sfornato e dolci asciugati al forno: sapori che hanno segnato e profumato la mia infanzia e che difficilmente riuscirò a far sperimentare a mio figlio.

Terminato il giro ci siamo seduti, in disparte rispetto alla musica, per assaggiare i piatti che lungo la via avevamo ritirato e le ferratelle e le zeppole che avevamo acquistato -in più rispetto al menù – lungo il percorso.

Vi consiglio di partecipare a questa manifestazione: assaggiate i piatti del menù e prestate orecchio a ciò che quelle mura vogliono raccontarvi… ne uscirete rinfrancati nel corpo e nello spirito.

Halloween si, Halloween no!

Oggi avrà il suo culmine la protesta annuale delle mamme contro la mascherata carnevalesca di Halloween.

Premetto che mio figlio è troppo piccolo per mascherarsi e premetto anche che il papà di Alessandro ed io siamo entrambi cattolici, quindi lui sarà inevitabilmente educato alla religione Cristiana; quello che mi chiedo è questo: è davvero necessario armare tutta questa polemica contro una zucca intagliata, due ragni e qualche costume da fantasma?

Analizziamo la situazione: i piccoli, questa sera, si camufferanno perché attirati dalla “favola” di Jack O’Lantern, senza pensare a tutta la dietrologia che si cela alle spalle di questa “fiaba” anglosassone (si …perché le prime zucche sono partite da lì e l’America le ha solo adottate quando le sono state portate in casa!).

Storie di riti strani, satanismi vari, invocazioni di chissà cosa e altro ben peggio, che non mi va di citare qui, non appartengono al mondo dei bimbi ma piuttosto a quello degli adulti! E sicuramente non sono arrivate con Halloween, ma piuttosto le tenevamo “in casa” già da prima!!!

Io, da cattolica, condanno fermamente le stragi compiute all’ombra della nostra croce (crociate e martiri vari, anche attuali, purtroppo) che, spogliata del suo unico e originale messaggio di amore (si, perché Gesù diceva «amatevi gli uni, gli altri, come Io ho fatto con voi»), è stata strumentalizzata per legittimare soprusi e violenze di ogni genere: per cosa?

Per annullare l’altro, forse? Per schiacciare gli infedeli? Per difendere la nostra croce o per farne uno strumento di potere? Manzoni avrebbe detto “ai posteri l’ardua sentenza”, io dico che i posteri siamo noi ma ancora non riusciamo a liberarci di una miopia che ci impedisce di sorridere di fronte all’altro e alla sua cultura!

La risposta è sempre l’amore e, aggiungo, la disponibilità al dialogo e all’abbraccio delle altre culture, come arricchimento personale e non come rimpiazzo della nostra cultura!

Mi dispiace, non sono una mamma estremista e pronta alla guerra: a mio figlio insegnerò a vivere in pace, ad approcciarsi all’altro con la curiosità di chi vuole scoprire il mondo anche con un semplice invito a cena a casa di uno straniero, a trasformarsi in un simpatico fantasmino la sera di Halloween nella consapevolezza che si tratta solo di un gioco e che tale deve rimanere.

L’importante, secondo me, è parlare con i piccoli, spiegare loro la natura di queste ricorrenze, far capire loro che “mascherate” come questa sono di altre culture e che per una sera possiamo partecipare ad una festa all’americana, ma senza dimenticare chi siamo e come è fatta la nostra cultura!

Smettiamo di demonizzare Halloween perché più continua questa nuova “crociata” è più si dà importanza e appetibilità a questa “goliardata mostruosa”.

Lasciamo essere Halloween quello che è!!! Smettiamola di alzare muri… che tanto i fantasmi li oltrepassano ugualmente 😊

Nulla vieta che il giorno dopo Halloween possiamo festeggiare la ricorrenza di Ognissanti e il giorno dopo ancora recarci a portare rispetto ai nostri morti!

Nessuno vieta l’integrazione del mondo… siamo noi stessi, con il nostro estremismo e con la nostra paura di perdere qualcosa (o perdere noi stessi???), ad impedirci di vivere bene!

Allora io dico: Halloween? Perché no!

Stasera per tutti gli spiritelli che busseranno alla mia porta ci sarà un dolcetto e domani provvederemo a togliere le ragnatele… e magari potessimo farlo anche dentro di noi!!!

Siete mai stati a Bennyland?

No?! Bhe, vi consiglio di andarci!

Bennyland è un luogo della fantasia, uno di quei posti che si raggiungono soltanto rilassandosi e chiudendo gli occhi un attimo, oppure leggendo i racconti dei viaggi di Benedetta.

La sua penna è magica, riesce a trasmettere emozioni quasi palpabili con un linguaggio talmente semplice e schietto che lei sembra accanto a noi, a raccontarci dal vivo le sue esperienze!

Benedetta è una donna straordinaria, capace di far vivere le parole che scrive: non potevo farmela scappare e così ho fatto quattro chiacchiere virtuali con lei!

Raccontami un po’ di te, da dove nasce la passione per la scrittura?

Ho una grande passione per la scrittura…degli altri. Insomma, ben più indegnamente di Schopenhauer mi vanto con lui dei libri che ho letto, non di quel che scrivo. Anzi, se ogni tanto le dita mi volano sulla tastiera per dar forma a un pensiero che attraversa clandestino la mente, gli esiti di questo volo sono custoditi gelosamente sul mio computer. Le mie rubriche sul web risalgono alla preistoria. Nel 2000, quando i blog e Facebook erano in mente Dei, ebbi l’opportunità di aderire al “progetto Guide” di Facebook: un gruppo di appassionati, esperti in un ambito dello scibile, aggiornava periodicamente l’utenza con articoli brevi ma corposi, di forma grafica elementare. Io mi occupavo di Greco e Classici. Nel 2009 il progetto fu abbandonato. Bennyland è nato nel 2014, quando sono entrata negli “anta” e mi sono accorta che alla vita chiedevo ormai, affetti a parte, libri e viaggi. In realtà le pagine più lette non riguardano né gli uni né gli altri: sono i racconti delle (dis)avventure gastronomiche i post di maggior successo.

Hai un blog interessantissimo: come scegli i posti da raccontare? Ti colpiscono oppure ti basi su recensioni già lette?

In questo ho un papà putativo: il poeta Franco Arminio e la sua rivalutazione dei paesi. Mi sono accorta di essere a mio agio in piccoli luoghi ameni, non di fronte alle grandi bellezze iperfrequentate. Più che stupirmi a comando leggendo una guida, mi piace esplorare, percorrere vicoli senza nome e cercarne il senso e la storia. Quando organizzo un viaggio, ho una meta fondamentale da visitare, di solito descritta in un libro che amo o fotografata in uno dei tanti gruppi Facebook di viaggio che seguo. Tutto il resto si decide al momento. Per le bellezze abruzzesi, invece, devo molto ai Giroborghi organizzati da quell’infaticabile motivatore di Raffaele Di Loreto, che ha creato un gruppo Facebook, Borghi d’Abruzzo, frequentatissimo. Ogni settimana si organizzano passeggiate sul territorio: i comuni ospiti ci aprono porte altrimenti chiuse e ci offrono la consulenza delle migliori guide turistiche sul territorio. Loro ne guadagnano in visibilità, noi in gioia e condivisione.

Tra tutti i luoghi che hai descritto ce n’è qualcuno che ti ha particolarmente presa? E per quale caratteristica?

La caratteristica è lo stupore. Trovare l’infinito in un luogo inaspettato mi riempie di gioia. Per esempio, Salisburgo, meta del primo viaggio raccontato sul blog, è sicuramente incantevole, ma prima ancora di raggiungerla, sapevo bene che avrei ammirato opere monumentali. Non sapevo invece che lì vicino il fiordo di Konigsee mi avrebbe portato fra vette altissime e acque cristalline. Per questo l’ho amato ancor più. Mi sto accorgendo adesso che ho narrato su Bennyland pochissimi di questi loci amoeni. Non riesco a seguire un piano editoriale, infatti. Mi è più facile, però,( e me ne accorgo solo adesso, mentre ti rispondo), raccontare luoghi che hanno affascinato il mio sguardo, ma non il mio cuore. Pensa che non ho scritto quasi nulla di L’Aquila, la mia città, e di Sulmona, da dove provengo…eppure sono entrambe meravigliose! Qualcosa comunque è filtrato. Sono innanzitutto luoghi a me vicini: le cascate di Stiffe, le Piane del Fiume a Isola del Gran Sasso, Villa Santa Maria e Pizzoferrato nel teatino, in Umbria la Scarzuola e il lago di Piediluco, Calcata nel Lazio, le luminarie di Scorrano in Puglia, i missili della Val Tuono in Trentino, Bagno Vignoni in Toscana, Aliano in Basilicata. Fuori dei confini nazionali, il mio luogo di elezione è la Carinzia: tutto, ma proprio tutto quello che ho scritto a riguardo, è nato da una forte emozione.

Se dovessi organizzare l’itinerario di un viaggio ideale, come lo imposteresti?

Avrei bisogno di un budget illimitato di giorni da vivere e di soldi da spendere. Farei un capillare viaggio intorno al mondo. Non trascurerei nessuna capitale, forse nessun paese. E questa è utopia. Un sogno realizzabile, e anzi programmabile, programmato, più volte differito per mancanza di tempo o di denaro, è il viaggio in Normandia, che ho imparato ad amare sui libri di Michel Bussi. Anche il Portogallo mi attrae molto. L’Andalusia ancora di più. Tornerei in Provenza ancora e ancora e ancora. E non ho mai visto Praga né New York né Londra né San Pietroburgo. I viaggi, però, sono belli anche solo da sognare.

Grazie Benedetta, sarà un piacere per me tornare più e più volte sul tuo Bennyland, come si torna in un posto che ci è sembrato casa!


Vi va di fare un giro a Bennyland? Questo è il LINK per accedervi!!!

#quattrochiacchiere
#laformatonda


Foto di Slava Bowman su Unsplash

Chi ha inventato il “Diario della Sposa”?

Hai mai sentito parlare del “Diario della Sposa”?
NO?!
Bhe… rimediamo subito!

Qualche tempo fa, navigando qua e là, mi sono imbattuta in un post sponsorizzato nel quale si parlava proprio del Diario della Sposa: il post era così accattivante che, benché non senta ancora nell’aria l’odore dei fiori d’arancio, ho deciso di saperne di più.

Mi sono trovata così in contatto con l’ideatrice di questo che si presenta come un Diario ma, più che altro, vuol essere un cimelio.

Maura Letizia, wedding designe e wedding planner, appassionata realizzatrice di coordinati cartacei, è una donna brillante, creativa e arguta: la sua forza e la sua vivacità si vedono subito e chiacchierare con lei è stato davvero piacevole.

Maura, come è nata l’idea di realizzare un “Diario della Sposa”? 

Il Diario della Sposa nasce per un’esigenza personale: volevo regalare a mia cognata Valeria un libro/diario che contenesse sia un po’ di tradizione italiana del matrimonio che schede guida da compilare con i dati del suo matrimonio. Beh, dopo una lunga ricerca, in ITALIANO, non trovai nulla di soddisfacente: solo libri e qualche vecchia edizione che non rappresentava né l’organizer né il ricordo dei mesi di preparativi che avevo in mente per lei. Così pensai: ok, glielo faccio io a mano con un quaderno ad anelli e ci metto dentro tutta la passione che in 25 anni ho incanalato per i matrimoni. Avendo un’azienda di stampa, mio marito mi bloccò e mi disse: “scusa, facciamolo fare al grafico. Se tu l’hai cercato e non l’hai trovato, significa che non c’è. Lo mettiamo noi in vendita”.
E così nacque la prima edizione, di cui esistono solo due copie prototipo: una per mia cognata, una che conservo io gelosamente.
 
In cosa consiste e “come funziona” questo diario?
Il Diario della Sposa è un viaggio nell’organizzazione e nell’emozione del ricordo dei preparativi del matrimonio. Ho fortemente desiderato un cofanetto che fosse sia comodo all’utilizzo che alla conservazione, così da essere tramandato a figli, nipoti ecc. Racchiude ciò che una sposa deve conoscere come base per il suo evento: un po’ di galateo e tradizione (anche per scherzarci su), un reminder dei tempi e delle cose da fare, un ampio spettro di scelte relative all’organizzazione, una lista degli invitati completa (guai a dimenticare le allergie e intolleranze dei nostri invitati) e un tableau mariage per gli sposi per avere davanti ogni tavolo realmente composto. Una volta che il matrimonio verrà realizzato, Il Diario della Sposa dovrà essere conservato assieme all’album fotografico e al video perché ogni scontrino conservato, ricevuta, annotazione scritta o anche solo l’inchiostro della nostra penna scatenerà ricordi fortissimi negli sposi.
Per quale motivo consiglieresti l’acquisto del diario ad una futura sposa?
La prima risposta che mi viene in mente è “perché NON dovrei consigliarlo?”. Il Diario è quel pezzo in più che puoi scegliere di regalarti da sola oppure riceverlo in dono da qualcuno di speciale come fidanzato, genitori o sorelle/amiche per amplificare ancora di più l’emozione del momento. Può fare la differenza se ti senti spaesata in questo mondo così pieno di idee e stimoli come quello dei matrimoni, ma soprattutto può diventare amico e confidente di un periodo così speciale che vale la pena rivivere dopo tanto tempo tra le sue pagine.
C’è qualche consiglio specifico che ti sentiresti di dare ad una futura sposa?
Forse più di uno, ma il più importante è di non sentirsi mai sole. Ci si dimentica troppo spesso delle sensazioni di solitudine, ansia, tristezza e incertezza perché una volta vissuto l’evento fanno capolino solo le sensazioni positive. Ma in corso d’opera ricordatevi che qualcuno che sta dalla vostra parte c’è sempre ed è pronto a “lottare” con voi e per voi. Dico sempre questo alle mie spose ed è bello scambiarsi sguardi carichi di comprensione.
Il Diario della Sposa è un’idea davvero originale, in un’epoca nella quale crediamo che ormai si sia già inventato tutto il possibile: al contrario la creatività della nostra amica Maura Letizia ci ha dimostrato che c’è sempre qualcosa di nuovo da immaginare e sperimentare.
Ti interessa saperne di più?
In basso, come sempre, trovi le fonti del post.

Fonti
Il Diario della Sposa

Un caffè e quattro chiacchiere con la pittrice Laura Rosati

Oggi vi racconto di Laura, una donna bella e intelligente, con una forte e creativa vena artistica.

Laura Rosati è una pittrice aquilana, legata alla nostra città tanto da scegliere lo splendido Palazzo Fibbioni come location per la sua prima e straordinaria mostra di pittura.

Ho parlato un po’ con lei e mi è venuto spontaneo farle delle domande, grazie alle quali ho apprezzato ancora di più le sue opere.

Di seguito la nostra chiacchierata:

Laura, toglimi una curiosità: quando nasce questa tua passione per l’arte? Da dove proviene?

La mia passione per l’arte inizia sin da bambina con il disegno, per poi proseguire nel corso degli anni con la pittura.

La tua arte è fatta per una buona parte di donne. Cosa ispira le tue donne? Hai un riferimento? Una musa?

In realtà non ho una vera e propria musa. Le mie donne sono ispirate ad un mio ideale di bellezza che fondamentale, riflette la vera bellezza, quella interiore, l’incedere della propria anima. In fondo la bellezza di una donna è fine a se stessa se non si completa con la bellezza ed il portamento della propria anima.

Lasciami fare un po’ di pubblicità al blog, eheheh: da qualche giorno ho avviato e sto portando avanti il progetto #ildifettotifabella dedicato a donne che sanno riscoprirsi belle e apprezzarsi, nonostante tutto il loro essere “fuori” dai canoni di bellezza voluti dalla società.

Le tue donne trasmettono una grande forza: come le vedi e come vorresti che fossero lette? Come icone di bellezza “canonica” oppure come simboli senza tempo di forza e armonia?

Secondo me, la bellezza non è soltanto avere un bel corpo, anzi tutt’altro: la vera bellezza è nello sguardo, nei gesti, nella grazia ed è ciò che voglio rappresentare nelle “mie donne”.

E tu, invece, in quanto donna e artista, come ti descrivi? Hai un autoritratto e, in caso tu non lo abbia, come raffigureresti la Laura che sei ora, con il tuo trascorso e le tue aspettative per il futuro?

Non ho un autoritratto, anche se molte persone mi trovano somigliante alle donne che ritraggo, probabilmente perché, comunque, rispecchiano il mio ideale di donna.

Io, come donna, mi definisco una persona semplice che ama valorizzarsi e coccolarsi; ogni donna, secondo me, in quanto tale, dovrebbe avere sempre dei gesti di amore verso se stessa.

Non c’è una separazione tra “me donna” e “me artista”, anzi, viaggiano entrambe sullo stesso binario, perché l’arte, in fondo, non è altro che la massima espressione di se stessi.

Le mie aspirazioni per il futuro sono di continuare questo meraviglioso percorso artistico, cercando sempre di migliorarmi, e di suscitare emozioni in chi osserva le mie opere.

Grazie Laura per questa piacevolissima chiacchierata: vi ricordo che rimangono solo due giorni per visitare la mostra di Laura, aperta fino a domenica 23 settembre, a Palazzo Fibbioni a L’Aquila, dalle 16.00 alle 19.00.

Potete seguire Laura sulla sua pagina FB «Laura Rosati Arte» o su Instagram.