Tra il dire e il fare: come schiarirsi le idee

Oggi voglio condividere un post che mi ha rimesso in carreggiata: conoscete Gioia Gottini? E’ una donna straordinaria, una vera coltivatrice di successi.

Io la seguo con enorme interesse e trovo i suoi post un ottimo compromesso tra la teoria del “si fa così” e la pratica del “ti spiego come…”

Hai le idee confuse? Io sì… moltissimo e mi trovo anche a dover fare una scelta importante a livello professionale e umano.

Ti lascio questo post… spero che faccia riflettere te, come ha illuminato me!

COME FARE SE HAI LE IDEE CONFUSE

Il problema numero uno nelle mail che ricevo da chi è all’inizio del suo percorso business è sempre lo stesso (in varie forme):

– sto pensando di lasciare il mio lavoro fisso (che non amo) e lanciarmi con un’attività in proprio, ma sono indecisa tra 2 o più possibilità
– vorrei cambiare, ma non so cosa fare
– il mio nuovo business non decolla, e non so perché né che cambiamenti apportare
– ho tante idee, ma non so come metterle in pratica

Alla base di queste problematiche c’è sempre una mancanza di chiarezza di fondo. Senza questa, è davvero difficile prendere decisioni: è come muoversi a tentoni, al buio, sperando di trovare una maniglia per uscire fuori o almeno fare un po’ di luce.

Sì, ma come si fa a far diventare più dettagliata e realistica la descrizione di cosa vorresti fare? Deve uscire dalla tua mente ed entrare nel mondo reale, dell’esperienza. Attraverso 3 passaggi:
1. scrivi su un quaderno la tua idea. Immagina di doverla descrivere nei dettagli per qualcuno, anche se lo fai solo per te. A volte pensi di avere tutto chiaro, ma è solo scrivendolo che ti accorgi che mancava qualche passaggio essenziale. Oppure ti viene un’idea ancora migliore.
2. parlane con 2 o 3 persone di cui ti fidi. Evita le persone troppo critiche e negative, perché non hai bisogno di qualcuno che ti smonti. Hai bisogno però di persone amiche che ti facciano le domande giuste, quelle che ti aiutano a rendere la tua idea più pratica, concreta, tridimensionale. Domande a cui molto probabilmente tu non avevi pensato, perché sei troppo “dentro” alla tua idea.
3. Il terzo passaggio, fondamentale, è fare una vera “prova su strada” della tua idea. Senza già partire a tutti gli effetti, ma facendo un test di qualche giorno: coinvolgi delle amiche come potenziali clienti, offri quello che vorresti fare gratis, proponiti per delle conferenze gratuite… Solo così potrai capire se quello che vuoi fare ti piace davvero e ti carica. E anche come renderlo più interessante e divertente.

ARTICOLO COMPLETO – COME FARE SE HAI LE IDEE CONFUSE

Photo by SCREEN POST on Unsplash

Insegnare ai bambini a gestire le emozioni negative attraverso le favole

Il lupo cattivo, diventato vegetariano (…e buono), fa da badante alla nonna di Cappuccetto rosso e la sua mamma, d’altro canto, uscita da una storia di maltrattamenti da parte del padre di Cappuccetto (grazie al cielo morto!), incontra il papà (buono) di Hansel e Gretel, compagni di scuola di Cappuccetto e pure loro maltrattati dalla matrigna (morta anche lei), i due si innamorano e… “vissero felici e contenti”!

La nostra favola della buonanotte funziona su per giù così, tra torte di mele, lupi collaborativi e intelligenti e lieto fine!

Ho letto che i Danesi, popolo che in merito alla felicità ha davvero qualcosa da dire, non addolciscono i finali delle fiabe che raccontano ai bimbi perché, a detta loro, i piccoli devono imparare a uccidere i loro mostri e la loro tristezza attraverso la fantasia, per poi saperlo fare anche da adulti e nella vita reale.

Diciamo anche che i Danesi, popolo che stimo e al quale mi ispiro moltissimo specialmente ultimamente (…sto abbracciando la filosofia Hygge, sapete??? Poi vi racconto…), sono quelli che hanno fondato gli asili nel bosco e che ai figli non dicono “attento che cadi”, ma piuttosto “Dai che ce la fai!”, mentre per noi, mamme italiane, dotate di un “modello educativo-culturale-ansiogeno” vecchio di secoli e pesante come il sugo della polenta con le costatelle di maiale, liberarsi dei legacci del passato non è sempre facile!

Ho chiesto aiuto ad una delle mie più care amiche: Donatella, plurilaureata, quasi psicologa, educatrice e, soprattutto, donna poco Barbie e molto concreta!

È giusto tenere i bimbi al riparo da emozioni ed eventi tristi, negativi, difficili, cupi… oppure sarebbe bene lasciare che i piccoli imparino a gestire ogni forma di sensazione, emozione?

E’ giusto che i bambini imparino a vivere le emozioni attraverso il contenimento genitoriale.
Il bambino da solo non può gestire un evento difficile ma può essere accompagnato e contenuto!

Bella risposta… ma, tradotto in parole povere e gesti concreti, che si deve fare?

Dipende dalla verità che gli si deve far comprendere: situazioni “troppo complicate” e, magari, anche estreme, dovrebbero essere filtrate e comunque raccontate in un’età nella quale il bambino ha gli strumenti per metabolizzare la gravità delle cose che gli stai dicendo, ma parliamo di casi estremi.
In linea generale è sempre meglio non lasciarli soli ad affrontare verità troppo “difficili”, per quello ti dicevo che i bambini vanno “contenuti” e supportati affinché non si ritrovino da soli ad affrontare qualcosa che non comprendono e che fondamentalmente non sanno gestire.
Il bambini è un bambino e va protetto, ma questo non significa nascondere a tutti i costi la verità: ciò che accade si può e si deve dire, ma il bambino deve recepire un messaggio che lui è capace di analizzare e assorbire. E’ l’adulto che si deve fare carico della situazione “gravosa” e filtrarla con semplicità, affinché il bimbo riesca ad affrontarla, gestirla e superarla.
Oggi, ad esempio, tendiamo a nascondere la morte e a demonizzarla: prima, al contrario, i bambini affrontavano la morte con la stessa semplicità con cui affrontavano la vita.

Come vediamo, quindi, le favole possono essere dei validi alleati per aiutare i più piccoli a gestire emozioni negative, situazioni di disagio e momenti di paure, permettendo loro di affrontarli su territori che conoscono.

I “nostri” Hansel e Gretel” prima di vedersi di nuovo riuniti in una famiglia con una mamma buona (quella di Cappuccetto Rosso), un papà e una sorellina acquisita (Cappuccetto Rosso), hanno dovuto comunque subire la violenza della loro matrigna e lottare per sopravvivere alla vecchia megera che voleva farli al forno.

Per quanto mi riguarda, quando rielaboro le favole per il mio bimbo, il lieto fine non lo faccio mancare mai: è vero che nella realtà troppo spesso l’happy end non c’è, ma il mio obiettivo è di condire sempre le nostre storie con un pizzico di “speranza”di cambiamento, di benessere, di felicità, per far passare un messaggio positivo, della serie… forza e coraggio, possiamo tornare a sorridere SEMPRE!!!

Grazie Donatella per aver risposto alle mie domande… e alla prossima favola!!!

Libri da leggere a settembre

Oggi, durante la mia canonica visita in libreria, ho trovato alcuni titoli (e copertine… lo ammetto!) che hanno attirato la mia attenzione: alcuni sono di nuovi autori, altri bestseller in edizione economica, e uno è dell’autrice della saga delle 50 Sfumature.

Ve li posto… buona lettura

I Diari della Borgogna – Ann Mah

Giovane e ambiziosa sommelier di San Francisco, Kate vuole diventare Master of Wine, il più alto riconoscimento nel mondo degli esperti del vino. Nonostante la sua famiglia sia di origini francesi, il suo tallone d’Achille sono proprio i vini bianchi della Borgogna: è come se avesse qualcosa contro di loro, qualcosa che le impedisce di riconoscerli e apprezzarli. Che sia il ricordo del modo brusco in cui è finita la sua storia con Jean-Luc? Eppure sono trascorsi ormai dieci anni dal suo soggiorno di studio in Francia… Così, quando il ristorante in cui lavora chiude, Kate non ha più scuse: il Test per diventare Master of Wine ha la precedenza su tutto – vita sentimentale compresa –, e per superarlo l’unico modo è andare nella Côte d’Or e partecipare alla vendemmia. Heather e Nico, il cugino di Kate, la accolgono con calore, dopotutto è parte della famiglia e due braccia in più nel periodo della vendange sono sempre utili. Inoltre Heather ha veramente bisogno d’aiuto per mettere ordine nella loro labirintica e caotica cantina. Un giorno, tra scatoloni impolverati e mobili da buttare, compaiono dei vestiti e dei quaderni: i diari di una ragazzina dalle iniziali sconosciute, H.M.C. Le due amiche scoprono che si tratta di Hélène Marie Charpin, vissuta durante l’occupazione nazista ma in qualche modo esclusa dall’albero genealogico della famiglia. Perché? Attraverso la lettura dei suoi diari, Kate scoprirà molto di sé e della sua storia familiare durante la Repubblica di Vichy, e si troverà a dover rispondere a interrogativi a cui mai aveva pensato: come è possibile riconciliare i drammi del passato con i valori del presente? Quanto è difficile essere coraggiosi quando la propria sopravvivenza è a rischio? Un romanzo appassionante e intenso, che vi sedurrà con note romantiche e vivaci, dal vigore persistente e dai sentori forti, oscuri come la guerra.

Una storia avvincente e romantica, con tutte le carte in regola per essere un mix di sentimenti e lati oscuri… tutto svolto all’ombra di una vigna.

Un regalo per Miss Violet – Susan Gloss

A Madison c’è un negozio di vestiti vintage dove tutte le signore del posto si ritrovano in cerca di consigli e suggerimenti, e non solo sugli outfit. Violet Turner, che lo gestisce, sta cercando di dimenticare il suo passato e rendersi indipendente, soprattutto dopo il matrimonio fallito con un uomo troppo dedito alla bottiglia. Guanti, cappellini, vestiti e scarpe sono il pretesto per raccontarsi e trovare la strada da seguire nella vita. Lei stessa non è mai stata attratta dalle vetrine troppo raffinate, in cui tutto è immacolato, freddo, vuoto, mentre il fascino di un oggetto deriva dalla storia che ha vissuto e, quando non la conosce, si diverte a immaginarla nella sua testa. Storie d’amore tragicamente finite, promesse mantenute e infrante, segreti mai confessati. Tutto questo per Violet continua a vivere nei vestiti che ogni giorno propone alle sue clienti, perché sa bene che un oggetto può continuare a suscitare emozioni. Basta solo trovare il proprietario giusto. E così, quando una ragazza infreddolita si ferma davanti alla vetrina stringendo al petto un meraviglioso abito da sposa anni Cinquanta, la mente di Violet comincia a viaggiare…

Bestseller di USA Today, Miss Violet vedrà la sua storia intrecciarsi in modo straordinario con quella delle sue clienti e di una in particolare.

The Mister – E.L. James

Alzi la mano chi non ha sentito parlare della saga delle 50 Sfumature: per amore o per odio, la trilogia è stata sulla bocca di tutti i lettori del genere, concludendo la sua fama con una versione cinematografica appassionante ma inevitabilmente riduttiva.

E.L. James torna sugli scaffali delle librerie con un nuovo romanzo: questa volta il giovane e “maledetto” protagonista vedrà piombarsi addosso la scomoda eredità di un titolo nobiliare e dovrà imparare a portarne gli oneri e gli onori, senza cadere nelle maglie dell’attrazione verso una giovane sconosciuta dal passato torbido entrata improvvisamente nella sua vita…

Suspance e romanticismo non mancheranno!

Sì – Viviana Rivero

Quanto può essere difficile inseguire un sogno?

Parigi, anni ’20. Melisa Loyola è la figlia del sarto più rinomato della città e fin da piccola aiuta il padre a confezionare i costumi di scena dei più importanti teatri di Parigi, come il Moulin Rouge e Les Folies Bergère. I meravigliosi vestiti, le struggenti melodie del tango e il suo innato talento per il canto e il ballo fanno crescere in lei il desiderio di entrare a far parte di quel mondo scintillante. Ma per la sua famiglia e il suo fidanzato è impensabile che lei lavori, tanto meno che si esibisca su un palco. Quando finalmente si presenta l’occasione di realizzare il suo sogno, Melisa non ci pensa due volte, anche se significa mollare tutto e salpare per Buenos Aires insieme a una prestigiosa compagnia teatrale. E se proprio lì, dall’altra parte del mondo, trovasse il vero amore? Melisa non ha mai dimenticato lo sguardo di Nikolai, il giovane e ricco argentino che ha conosciuto a Parigi, così testardo e insopportabilmente affascinante. Quando l’amore arriva, forte e travolgente, che importanza hanno la carriera e i tanti sacrifici fatti? Una storia romantica e appassionante, ricca di avventura e colpi di scena. Il viaggio per la felicità è lungo e pieno di ostacoli, ma niente è impossibile per chi è capace di dire “sì” alla vita.


Per chi lo avesse perso o ancora non lo avesse letto, in libreria c’è “Angeli e Demoni” di Dan Brown, intramontabile e affascinante romanzo snodato tra le vie di Roma e i suoi straordinari monumenti.

Angeli e Demoni – Dan Brown

E’ disponibile la versione economica “Oscar Bestsellers” con uno sconto del 25%

Vi consiglio di leggerlo… il film non ha paragone: il libro è travolgente e coinvolgente, dalla prima all’ultima pagina!!!


Foto di Nicole Honeywill su Unsplash

Organizzare il rientro a lavoro

Chi meglio di un Professional Organiser può aiutarci ad organizzare questa delicata fase del ritorno alla quotidianità?

Una delle migliori opportunità che offre l’estate è quella di prendersi una vacanza, di staccare la spina, di interrompere l’abituale ritmo frenetico della vita e avere la possibilità di imprimerne un altro, più lento, meno stressante, più appagante.

Un secondo, prezioso vantaggio che possiamo trarre dal periodo estivo, è che avendo sperimentato i benefici dei momenti di pausa, del relax e avviato comportamenti più salutari per la nostra mente e per il nostro corpo, questi si possano trasformare in vere e proprie abitudini da ripetere, in modo tale da proseguire il resto dell’anno godendo di un po’ di quella energia conquistata durante la vacanza.

Ma come fare, una volta rientrati al lavoro, a non vanificare l’effetto benefico del riposo estivo e a non perdere le buone abitudini?

Le tre parole chiave sono:

  • lentezza per riprendere il ritmo gradualmente
  • pianificazione che dovrà passare attraverso le pagine della nostra agenda
  • semplificazione per canalizzare correttamente l’energia

Si tratta, infatti, di un mese fondamentale, soprattutto in ambito professionale, per cui è giusto indirizzare l’energia recuperata durante l’estate per concludere il secondo semestre in maniera positiva e per portare avanti solo i progetti che meritano tutta la nostra cura e attenzione.

Grazie a Organizzare Italia e a Fabiola Giov Angelo, Professional Organiser per passione per il suo post che troverai linkato in basso!

Buon rientro a tutti!

Rientro a lavoro: buone pratiche per ripartire bene!


Foto di Corinne Kutz su Unsplash
Foto di Nick Morrison su Unsplash
Foto di Lauren Mancke su Unsplash

La stitichezza del viaggiatore

#mammainvacanza – giorno 5

A volte la vacanza potrebbe non essere solo “ballo, ballo, ballo da capogiro”, ma potrebbe, invece, riservarci situazioni che dobbiamo imparare a gestire.

Una di questa, di cui si parla davvero poco in giro, è la cosiddetta “stitichezza del viaggiatore”, una condizione di disagio che molti vivono all’inizio della vacanza.

⬇️⬇️⬇️

Cause e rimedi?

Il nostro intestino non ama molto i cambiamenti alle proprie abitudini, inevitabili in vacanza e quando si viaggia, per questo la sua funzionalità subisce delle alterazioni molto fastidiose.

⬇️

Innanzitutto è bene ricordare che il nostro intestino subisce molto stress e agitazione, quindi anche il solo pensiero di non riuscire ad andare in bagno lontano da casa, funziona come inibitore.

⬇️

Per affrontare questo fastidio innegabile esistono delle guide online e io, girovagando in rete, ne ho trovata una davvero completa.

⬇️

Proprio come nel caso della stitichezza occasionale dopo un trauma, anche la classica stitichezza del viaggiatore arriva per varie cause. Oltre a un impatto sul bioritmo del nostro corpo, il viaggio ha anche un impatto sulla nostra psiche. Il risultato è che spesso la nostra respirazione cambia, diventa più alta e quindi meno funzionale ai movimenti interni dell’intestino. Anche il cambio di alimentazione che spesso è connesso col viaggio, e la scarsa idratazione tipica di chi pensa ad altro, ovviamente entrano in gioco… per non parlare dello stimolo che ha un’altissima probabilità di essere ignorato se siamo in aereo, in autostrada lontani dall’autogril e in circostanze a noi poco consuete. Insomma per gestire la stitichezza in viaggio bisogna applicare al meglio tutti i 10 passi che assicurano di rispettare le 3 aree principali della digestione.

Per stitichezze non derivate da patologie specifiche il metodo vincente è a volte un evento rilassante, un film, un massaggio, qualche ora in piscina insomma, a volte quando si è stressati e soprattutto tesi anche l’intestino soffre e “trattiene” devi cercare qualsiasi attività che ti aiuti a ritrovare la tua respirazione naturale e addominale.

Integratori alimentari e rimedi farmaceutici

Nei casi di stitichezza cronica è utile (dopo parere medico) provare anche gli integratori alimentari, di solito magnesio solfato, senna, alghe agar agar, o anche altri percorsi “depurativi”, come le bucce di psyllium, prodotti liquidi (beveroni) ti possono aiutare, soprattutto se presi con l’obiettivo di normalizzare una situazione senza diventare schiavi di farmaci, purghe, clisteri e lavande intestinali. Il mio consiglio anche mentre prendi le purghe è sempre quello di cercare di capire in quale dei 3 punti sei più carente (respirazione, ascolto dello stimolo o alimentazione) e cerca comunque anche di cambiare le tue abitudini. In farmacia e online si trovano moltissime pillole, gocce e beveroni di Aboca, Nathura e altre case farmaceutiche.

Riassunto e prossimi passi

Ecco i 3 punti che riassumono il mio metodo di cura per la stitichezza:

– Non ignorare mai lo stimolo.

– Cerca di respirare in modo completo e profondo.

– Tieni sotto controllo l’alimentazione… ma varia!

Prendere consapevolezza di questi 3 aspetti ti aiuterà finalmente ad intraprendere la tua lotta contro la stipsi ad armi pari.

⬇️

Ti consiglio di leggere tutto l’articolo perché è davvero completo: te lo linko in basso nel post.

⬇️

Basta davvero poco per imparare a gestire il nostro corpo… cerchiamo di ascoltarlo di più!!!

⬇️

La guida completa contro la stitichezza – Articolo completo.

Cambiare atteggiamento

#mammainvacanza – giorno 3

Tempo per riflettere ne abbiamo?

Si! Ed era questo l’obiettivo di questa vacanza, organizzata a misura di bambino.

🔷

Guardo io mare al tramonto e mi mette sempre un po’ di tristezza: un altro giorno sta per finire e questa vita ci scivola dalle mani, talvolta senza che riusciamo a darle un senso!

⬇️⬇️⬇️

Cambiare atteggiamento si può?

Si… e si deve!

A questo proposito voglio consigliarvi un post davvero interessante che ho ricevuto questa mattina via newsletter: è la raccolta delle “💯 buone abitudini quotidiane per cambiare vita” scritto da un grande ispiratore: Andrea Giuliodori!

Articolo QUI

Io, che sono partita in vacanza col mio taccuino, mi sto appuntando le abitudini che mi interessano e che, per il momento, sono compatibili con il mio essere mamma di un bimbo piccolo.

Vi consiglio di fare lo stesso, magari il tramonto non vi sembrerà più così triste!!!

“Antò… fa caldo”… modi alternativi per prevenire e superare le ondate di calore

“Antò, fa caldo…” la ricordate la simpaticissima pubblicità di un noto te freddo?
Lui tenta un approccio con la moglie, ma lei, accaldata, lo respinge spingendolo a portarle un te freddo.

Siamo alle prese con una terribile ondata di caldo, di quelle mai viste, almeno dalle mie parti (la mia è notoriamente la città più fredda d’Italia) e sopravvivere alla canicola non è facile, né in casa, né all’esterno.

Munirsi di condizionatore si può, ma, considerato lo stato pietoso in cui versa il nostro pianeta terra, infliggere ulteriori coltellate allo strato di ozono e alla biodisponibilità delle risorse naturali, mi sembra davvero cattiveria e scelleratezza pura.

Allora? Come ci ripariamo dal caldo afoso???

Ho trovato un articolo interessante – che potete leggere per esteso QUI – che parla di soluzioni alternative per lenire la calura, almeno tra le mura domestiche: vediamo quali!

Finestre e ombreggiature

Le finestre sono il primo canale che può portare all’interno la temperatura esterna. La loro posizione, il loro isolamento, possono fare enormi differenze. Soprattutto se la finestra è a sud, vengono in aiuto le schermature  come le vecchie veneziane, o le tende da esterni. Di giorno è preferibile chiudere i vetri, che dovrebbero essere doppi e isolanti, utili anche in inverno. Una doppia finestra isola in modo ancora più efficiente.

Intonaci e coperture

Una vernice speciale, che riflette la parte infrarossa dello spettro, può ridurre la temperatura della superficie di un edificio del 10 per cento. Sono disponibili anche dei film che possono essere applicati a pareti e finestre e che riducono la radiazione solare del 60 per centoabbassando del 2-3 per cento la temperatura. Sono disponibili anche materiali che variano il loro colore e diventano più scuri con il caldo proprio come gli occhiali da sole, o che assorbono la luce quando fa freddo e la riflettono quando accade il contrario. I tetti verdi, che molte città stanno incentivando possono ridurre la spesa di energia necessaria sia per riscaldare che per raffrescare del 35 per cento. Anche l’asfalto delle strade potrebbe aiutare: se fosse bianco invece che nero. A Los Angeles dove stanno sperimentando la transizione, ritengono che se venisse applicato sul 35 per cento della città potrebbe portare alla riduzione della temperatura di 1 grado.

Mattoni e materiali da costruzione

Ogni materiale ha una sua inerzia termica che assorbe e rilascia il calore a diverse velocità e che dipende dalla sua densità. Le chiese cinquecentesche dove ci si rifugia mentre si fa il turismo estivo, sono una prova della capacità isolante dei mattoni. Anche le pietre sono utili. Il legno invece, che è molto ecologico, non si comporta allo stesso modo e non assorbe calore. Il cemento ha una grande inerzia ma purtroppo la sua produzione corrisponde al 10 per cento delle emissioni globali. Alternative come il legno cemento, una miscela di cippato di legno e cemento riducono l’impatto ambientale e hanno una buona inerzia.
Ci sono anche i materiali a cambiamento di fase, inizialmente sviluppati dalla Nasa, che accumulano il calore esterno e fondono a 25 gradi. Utilizzati anche in bioedilizia sono però composti da sottoprodotti degli idrocarburi e sali. In compenso sono in grado di ridurre le temperature all’interno della casa di 5 gradi.

Acqua

L’acqua assorbe calore quando evapora. Utilizzandola insieme a una ventilazione si possono ottenere risultati paragonabili all’aria condizionata. In pratica si installa un generatore di goccioline sulle pareti esterne o materiali porosi riempiti d’acqua e lo si fa attraversare da una ventilazione. Per lo stesso motivo anche le piante servono a rinfrescare: le loro foglie evaporano costantemente acqua. E avere molti alberi intorno alla casa riduce aumenta nettamente il comfort estivo.

E’ inevitabile, quindi, prestare attenzione, specialmente in abitazioni di nuova costruzione, al “modus aedificandi”, ispirandoci, quando possibile, anche ai criteri di riparo e risparmio energetico di epoche passate.
Solo così riusciremo ad ottenere sostenibilità e frescura estiva!!!

Photo by Jared Rice on Unsplash

Hygge in 8 mosse: vediamo come!

Chi è appassionato di paesi nordici conosce bene il concetto di Hygge, inteso come stile di vita, tipico dei Danesi.

Difficile da spiegare e ancor più da pronunciare, il termine danese “hygge” (che si pronuncia “hugga”) è diventato improvvisamente popolare in tutto il mondo. Letteralmente si traduce “calore, intimità”, ma racchiude molto altro.

In sostanza, significa creare un’atmosfera accogliente e godersi il bello della vita con le persone care. Il bagliore delle candele è hygge. Come mettersi comodi e guardare un film insieme alla persona amata. E non c’è niente di più hygge che starsene seduti tra amici e familiari chiacchierando delle piccole e grandi cose della vita. Forse la hygge è la ragione per cui i danesi sono tra le persone più felici al mondo.

Fonte: https://www.visitdenmark.it/danimarca/cosa-fare/hygge/che-cose-la-hygge
Foto: Design Meg

Trasformare la propria casa in pieno stile Hygge si può e io ci sto provando proprio in questi giorni.

Ma come fare? Da dove iniziare?

Ci viene in aiuto Houzz con il suo breve vademecum per avere una casa Hygge:

1. Arreda la tua casa con elementi naturali 
Un arredo semplice nel rispetto degli abitanti e degli ospiti, senza eccedere nel superfluo. In pratica la sintesi dello stile nordico: tanto legno e materiali naturali, piante, grandi finestre per far entrare la luce, colori chiari. Ogni scelta segue il desiderio di circondarsi di natura e armonia, di vivere momenti di piacere e condivisione.

2. Crea la giusta atmosfera
Per ottenere un’atmosfera rilassante, puoi giocare con l’illuminazione alternando le lampade in vari punti della casa, meglio se con luci calde. Se ne metti una nell’ingresso renderai più dolce il rientro dopo una lunga giornata di lavoro, mentre la luce dell’abat-jour del salotto, se tenuta bassa e soffusa, renderà la stanza più invitante. 

3. Vivi il momento (e spegni lo smartphone)
Sii presente a te stesso, qui e ora, recita il manifesto hygge. Crea un luogo dove fermarti, ascoltando musica o leggendo. Orienta la lampada per la lettura, ordina i tuoi dischi per averli a portata di mano, sistema nel modo più comodo la tua poltrona preferita. Tieni accanto a te un cesto di paglia con dentro sciarpe avvolgenti, guanti e calzini di lana per coprirti in caso di freddo.
Se ci fosse il caminetto, sarebbe davvero perfetto: una fiamma tremula da osservare per rilassarsi completamente.

4. Accogli in casa gli amici
Invita familiari e amici per una cena informale o una nuova tradizione, che siano giochi di società o un cineforum. 
Un solo invitato o tanti, quello che conta è condividere, stare insieme, raccontarsi.

5. Dedicati a hobby e passioni
Crea un angolo fai da te per le decorazioni. Non farti mancare niente: forbici, colla, carte colorate, oggetti di riciclo. Puoi realizzare semplici addobbi seguendo le stagioni dell’anno o secondo il tuo estro: ad esempio ghirlande con fiori e rami con nastri e palline. Realizza uno spazio anche per i bambini. Sarà divertente creare qualcosa insieme e trasmettere loro la cura e l’amore per l’ambiente in cui vivono.

6. Crea il tuo nido
Passo dopo passo, la casa diviene sempre più un nido. Scegli i tessili più adatti per ottenere un effetto cocooning, un bozzolo appunto. Se d’estate prevalgono tessuti freschi e colori chiari, d’inverno saranno morbidi e pelosi con nuance più scure, mentre i tappeti saranno spessi e a pelo lungo per camminare liberamente scalzi. 

7. Dilata il tempo in cucina
Cucina con gli altri e per gli altri, riscoprendo il piacere di preparare il cibo lentamente. 
Tira fuori il quaderno di ricette della nonna e invita a casa un amico per la pasta fatta a mano o per un dolce tradizionale. Meglio avere tutti gli attrezzi a vista, così ognuno potrà contribuire senza dover chiedere dove si trovano. Se c’è una grande isola, sarà divertente ruotarvi intorno tra un passaggio e l’altro della preparazione. Mentre siete in attesa della cottura, tante chiacchiere e un buon vino da assaggiare nei tuoi bicchieri più preziosi. Trasformerai così quelle ore in un pomeriggio speciale.

8. Mantieni il contatto con la natura
Il giardinaggio può rilassarti e regalarti una casa piena di verde. Ogni foglia può dare colore ed energia alla tua vita: puoi scegliere piante più ingombranti come un ficus o una kenzia oppure appendere un potos rampicante. Divertiti a creare eleganti angoli verdi con le piante grasse, per esempio una sanseveria da affiancare a vasetti di ceramica con cactus piccoli e grandi. 

Articolo completo QUI

Foto da “Il Sorpasso” – Articolo QUI

Foto di copertina “Mamma pret a porter” – Leggi QUI



Come eliminare il crespo dai capelli senza rovinarli

I capelli crespi sono un cruccio di molte donne: ingestibili, brutti da guardare e ruvidi al tatto, generalmente vengono “domati” in casa con l’utilizzo quasi quotidiano della piastra per capelli che, però, invece di risolvere il problema, lo complica.

Foto dal web

Il crespo, generalmente, si associa anche ad uno stato di grande secchezza del capello che, sottoposto a forte stress, perde idratazione e consistenza.

Le cause del crespo possono essere molteplici e diverse per ogni donna: si va dall’uso di prodotti non sufficientemente idratanti, al contatto con sostanze aggressive come, ad esempio, cloro dell’acqua delle piscine, tinte per capelli “vecchio stampo” con presenza di sostanze che oggi sono state eliminate, fino ad arrivare ad una alimentazione scorretta e priva di nutrienti fondamentali e, addirittura, a consistenti variazioni ormonali.

Migliorare lo stato di un capello crespo è possibile, quotidianamente, individuando l’origine dello stress del capello stesso e cercando di limitarne l’impatto con prodotti specifici, rigorosamente a base naturale, maschere ad alta idratazione e corretta alimentazione.

Foto dal web

In alternativa, possiamo rivolgerci ad un professionista che ci consiglierà il trattamento migliore per i nostri capelli.

Io ne ho parlato con Jessica, hair stylist, che nel suo salone propone un nuovo trattamento lisciante alla keratina, completamente rispettoso per il capello e ideale per mantenerne idratazione, liscezza e lucentezza.

Un stiratura alla cheratina, eseguita con prodotti di qualità e un metodo di lavoro puntuale, potrà assicurare alla cliente un liscio perfetto senza sforzi. I capelli appariranno fin da subito lisci, morbidi e setosi e gli effetti saranno visibili per più di 3 mesi.

L’acido glicolico, gli aminoacidi e le proteine contenute nel trattamento alla cheratina hanno infatti la funzione di ammorbidire il capello, riparandone i danni e rendendolo più morbido e lucente. La stiratura alla cheratina di nuova generazione, infatti, è priva di formaldeide, una sostanza nociva che può avere effetti cancerogeni sull’uomo. Il trattamento, dunque, non solo non presenta controindicazioni, ma anzi assicura benefici di ristrutturazione e lucentezza anche ai capelli secchi e sfibrati.

Ma i vantaggi di una stiratura alla cheratina sono anche maggiori! Avere un capello più sano e nutrito significa anche migliorane la gestione a casa ed evitare l’uso quotidiano della piastra, una pratica che a lungo andare può danneggiare i capelli. Inoltre la cheratina ha anche una funzione protettiva, crea una barriera contro gli attacchi di inquinamento e agenti atmosferici a cui sono sottoposti ogni giorno i nostri capelli.

Foto dal web

Questo trattamento deve seguire un procedimento specifico, vediamo quale:

Il primo step consiste nella consulenza per conoscere le esigenze della cliente, e nella diagnosi del capello. Dovrai individuare il tipo di capello (grosso, sottile, diradato, etc…) e dove i capelli tendono a diventare crespi, se all’attaccatura o sulle lunghezze.

Tutte queste informazioni ti aiuteranno a capire meglio qual è il problema e come risolverlo con una formulazione personalizzata. In questo modo potrai offrire ad ogni cliente un trattamento anticrespo alla keratina su misura.

Gli step del trattamento anticrespo alla keratina

Dopo aver individuato il tipo di capelli da trattare e aver preparato la giusta formulazione, si passa alle fasi di applicazione del trattamento anticrespo alla keratina.  Vediamo insieme tutti gli step:

  • Si effettuano 2 shampoo di preparazione
  • Si tamponano i capelli con una salvietta ben strizzata
  • Dopo aver diviso i capelli in 4 sezioni, si applica il prodotto e si massaggia accuratamente
  • Si attendono circa 10/15 minuti di posa (il tempo di posa varia a seconda della tipologia di capelli: 10 minuti per i capelli sottili, 15 minuti per quelli grossi)
  • Si sciacqua completamente il prodotto e si passa la piastra per ottenere una piega liscia. Il calore permette di fissare il prodotto all’interno del capello.
    Sono necessarie dalle 4 alle 6 passate su ciocche di circa 2 centimetri

Il trattamento anticrespo alla keratina ha una durata di circa un mese e mezzo e non obbliga di risciacquare capelli al termine della lavorazione.

Un trattamento anticrespo alla keratina è adatto a tutti i tipi di capelli crespi: naturali o derivati da trattamenti chimici. Ti permetterà di domare e lucidare il capello, senza alterarne la naturale struttura. Per cui un riccio diventerà un ricco definito senza crespo e un mosso risulterà morbido e setoso senza quel fastidioso “effetto nuvoletta”.

Foto dal web
Grazie a La Jessy Hair per il prezioso contributo e a Sissi Keratin Specialist per i testi e le informazioni.



Cuore a cuore: la fascia porta bebè

Per nove mesi il mondo del bambino è nella pancia della sua mamma. Lì si muove, ascolta i suoni, percepisce i respiri della mamma, le sensazioni e il battito del suo cuore. Un mondo caldo, ovattato e sicuro dove si sente protetto.

La nascita rappresenta il momento in cui lascia questo mondo sicuro e accogliente per affrontare quello reale, nel quale capisce di avere una sua autonomia rispetto alla mamma e al papà, ma necessita spessissimo di loro per rilassarsi.

Ha bisogno del contatto con la mamma, con il battito del suo cuore, la sua voce, il suo profumo e il ritmo del suo camminare per ritrovare quelle sensazioni vissute durante la gravidanza e del papà che ha imparato a riconoscere come figura per i suoi bisogni.

Cuore a cuore

Le braccia delle mamme sono sempre pronte ad accogliere i propri piccoli, per allattarli, per cullarli e per rassicurarli. Un’ottima soluzione per poter tenere il bimbo a contatto, avendo le mani libere è la fascia porta bebè.

La fascia è uno strumento utile che permette di tenere il bambino sempre con sé durante la giornata avendo le mani libere per compiere gesti. È pratica, comoda e versatile adatta in ogni occasione e permette di portare il bambino facendolo sentire al sicuro.

Portare il bambino a contatto con il proprio corpo, come nella pancia, sia per la mamma che per il papà, è un gesto d’amore, una coccola che rende i bambini più sereni e lenisce l’impatto con il mondo esterno.

La fascia può essere utilizzata anche dai papà che così potranno conoscere e imparare a scoprire le esigenze e i bisogni del proprio bambino. 

I benefici della fascia

vantaggi e benefici nell’utilizzo della fascia porta bebè sono sia per i genitori che per il bambino. La fascia porta bebè fa sentire i bambini accolti e protetti a contatto con il proprio genitore e li fa addormentare più facilmente. Il neonato si sente al sicuro, il bimbo più grande può stare vicino agli adulti e imparare molte cose.

Per il genitore, sia mamma che papà, la fascia aiuta a tenere il bambino tranquillo, avere le mani libere per altre attività, come la gestione di un fratellino o sorellina, può provare la bellezza della vicinanza del bambino e il papà può vivere l’esperienza del portare, attività che la donna ha sperimentato per nove mesi.

Diversi sono i benefici a livello fisico per il bambino: la fascia aiuta la termoregolazione del suo corpo, aiuta lo sviluppo delle anche, favorisce l’allattamento al seno, lenisce le coliche. Le fasce permettono al bambino di assumere una posizione ergonomica e naturale, di avere testa, collo e schiena sostenuti, aiutando lo sviluppo di quest’ultima non essendo costretta ad una struttura rigida. Per i genitori aiuta a bilanciare il peso evitando dolori alla schiena e al collo, bilanciando il peso tra il busto e i fianchi.

Passeggiare o svolgere attività in casa con il proprio bambino vicino è bellissimo, il bambino si potrà abbandonare sereno sul petto del genitore, si potrà giocare insieme e sentire la risata nell’orecchio, avere lo sguardo del bimbo molto vicino e aiuta ad imparare ad ascoltare il ritmo del suo respiro, per capire quando si sta addormentando.

vantaggi del portare con la fascia sono anche pratici, in molte occasioni si può evitare di portare il passeggino, per esempio per andare al mare o passeggiare in montagna, sotto la pioggia basta aprire un ombrello per ripararsi entrambi; anche durante le vacanze si può scegliere di non portare il passeggino, quindi limitare gli oggetti da trasportare ed avere più spazio.

Con la fascia si può trascorrere più serenamente una serata con gli amici fino a tardi, con il bimbo che dormirà sul proprio petto, a contatto con il nostro respiro e calore, molto rilassato.

Le diverse tipologie di fasce

La fascia porta bebè è uno strumento molto utile che con un po’ di pratica e manualità s’impara ad utilizzare facilmente. Ne esistono diverse tipologie per le differenti esigenze e corporature dei portatori.

Le fasce lunghe ed elastiche sono adatte per i bimbi dalla nascita ai primi mesi di vita. Grazie all’elasticità sono più semplici nell’uso perché si adattano bene alla forma del corpo del portatore e del bambino. La posizione consigliata è “pancia a pancia” con il triplo sostegno, che è dato dall’incrocio dei lembi con la fascia. È indicata per la marsupio-terapia per i bambini nati prematuri. È sconsigliata dopo i 3-4 mesi in quanto non è più un sostegno adatto per il peso dei bambini.

La fascia lunga rigida è prodotta da diversi materiali come il cotone biologico, la canapa, il bambù o il lino che non la rendono elastica. Adatta fin dai primi mesi di vita fino a che il genitore riesce a portare il bambino. Grazie alla trama diagonale del tessuto, che lo rende molto resistente non si deforma. Viene legata intorno al corpo del genitore e del bambino per garantire un sostegno comodo e confortevole, sia al piccolo che a chi lo porta. È importante scegliere la giusta misura per non avere troppo tessuto inutilizzato ed evitare che la fascia sia troppo corta.

La fascia mei tai è il marsupio tradizionale di origine asiatica, composto da un quadrato di tessuto con quattro bande che escono dai 4 angoli e vengono legate insieme. Nel tempo si è evoluto con supporti, imbottiture e moschettoni mantenendo le caratteristiche di base. È più facile utilizzarla rispetto alle altre fasce perché il suo impegno è più intuitivo. Permette di portare il bambino davanti, sulla schiena e sul fianco, con la schiena del bambino curvata in posizione fisiologica. La posizione corretta aiuta a sentire meno il peso del bambino che rimane ben appoggiato.

La fascia ad anelli presenta ad una estremità di tessuto due anelli metallici anallergici, che la rendono più semplice e comoda da indossare, anche per la lunghezza ridotta rispetto alle fasce rigide. È comoda per allattare con facilità e in maniera discreta i neonati. Utile per i bambini più grandi e che stanno cominciando a camminare, che desiderano spesso salire e scendere dalle braccia.

Grazie a CORA Happywear
per questo post dedicato all’utilizzo della fascia porta bebè!!!

Clicca sul link e iscriviti alla newsletter di CORA Happywear:

per te il 20% di sconto sul primo acquisto!!!

Che aspetti??? Approfittane!!!

Sì, VOGLIO RICEVERE NEWSLETTER E SCONTO!