Stipendio alle casalinghe

Sto facendo l’esperienza del lavoro di casalinga ormai da 6 mesi, dopo la nascita del mio piccolo.Ho scelto consapevolmente di dedicarmi a lui e alla sua crescita ma, dopo aver sperimentato cosa significa essere una casalinga, vi dico che, secondo me, non esiste un lavoro che, più di questo, meriti di essere stipendiato.Vediamone un po’ qualche caratteristica (senza pretesa di completezza):

  • Non puoi prenderti ferie, né permessi, sei in servizio 7 su 7 e 24 su 24
  • Non puoi “timbrare” tardi la mattina altrimenti qualcuno resta senza colazione.
  • Non puoi procrastinare né sospendere a metà un progetto, altrimenti rechi un danno a chi vive con te, ad esempio: non puoi non lavare, stirare, cucinare, ecc… altrimenti tu e i tuoi “colleghi” resterete senza biancheria pulita, né vestiti e digiuni, non puoi evitare di pulire e spolverare, altrimenti i germi vi uccideranno.
  • Visto che per la società la “casalinga” è un ruolo invisibile e comunque non di particolare spessore né interesse, nessuno capirà quanto, in realtà, tu possa essere definita una “global manager”, dato che gestisci una micro azienda, con tutti i pro, i contro e le difficoltà del caso e, per di più, gratia et amore dei, ovvero senza stipendio.
  • Per le tue mani passano entrate, uscire, approvvigionamenti, lamentele, vertenze, discussioni, richieste, progetti, idee, speranze, necessità, esigenze di tutti i tuoi “colleghi”.
  • Non sono riconosciute né malattia, né maternità.
  • Ti fai un mazzo da mattina a sera e alla fine… tu sei quella riposata, perché non vai a lavoro!
  • Non so voi, ma io penso che le casalinghe, più di chiunque altro meritano uno STIPENDIO e una giusta CONSIDERAZIONE!
  • La finestra di quando ero bambina

    Quando ero piccina, vivevo al paese con i miei genitori, mia sorella e mia nonna, nella casa costruita dal mio bisnonno: una casetta su due piani, con il cortile interno, il pagliaio, la cantina del vino e degli insaccati, il forno e l’orticello.La casa del paese mi è sempre piaciuta, così come la vita che facevo insieme a mia nonna.Le mattinate (in estate, perché negli altri mesi andavo a scuola) erano scandite da piccole faccende giornaliere: aprire il pollaio per far razzolare le galline, comprare il pane fresco e il latte, arieggiare la casa, il tutto condito dall’indimenticabile profumo del sugo che mia nonna metteva a bollire dalla mattina presto e che riempiva la casa.La stanza che preferivo di tutta la casa era il piccolo salotto che dava sulla strada: la luce arrivava da una finestra sulla quale scorreva la vita.A quella finestra mia nonna si affacciava per vedere che tempo faceva; sul davanzale si accomodava il mio grosso gatto grigio – si chiamava Perla – per ripararsi dalla calura dei pomeriggi estivi oppure per miagolare, attirando l’attenzione, quando aveva fame.Sul davanzale la vicina di casa lasciava la pizza calda, appena sfornata, quando faceva il pane; alla finestra si affacciavano tutti i paesani che passavano a piedi, chiamando mia nonna per un saluto: “Zi’ Angeli’…”, dicevano a voce alta, e mia nonna rispondeva dalla cucina; le loro voci le ricordo ancora.Tutto questo era parte di un “rituale” quotidiano fatto di piccoli gesti di rispetto e di cortesia. Oggi, arroccata ai piani alti di un condominio, rimpiango quella vita, perché qui certa gente non ti saluta nemmeno; e devo ritenermi anche molto fortunata perché ho rapporti cordiali con molti condomini: in certi palazzi non ci si rivolge nemmeno la parola!Però quella finestra mi manca, come tutta la vita che le scorreva attraverso.Non mi piace questa degenerazione dei rapporti umani: il retaggio dei nostri nonni, ormai, è pura utopia e questo è il mondo in cui ci si ammala di depressione come di raffreddore, si muore di solitudine e ci si suicida, per disperazione, a Natale.Al paese no, tutto questo non accadeva; dietro quella finestra non ci si sentiva mai soli!

    Idee chiare

    IDEE CHIARE ne abbiamo?Nel 90% del tempo che passo a pianificare e decidere del mio futuro, io sono capace di snocciolare idee su idee, pensieri, progetti, speranze, strategie è chi più ne ha più ne metta!Il risultato è che, puntualmente, rimango incastrata nei ghirigori del mio pensare e non faccio più nulla!Cosa ci vorrebbe per raddrizzare il mio cammino? Forse più autodisciplina? O maggiore organizzazione? O semplicemente un Bullet Journal dove riversare il fiume di pensieri e idee che mi allagano quotidianamente il cervello?Magari se quel fiume lo sposto, diventerà una pozzanghera, sicuramente più facile da gestire!Dovrei, forse, fare un po’ di yoga (…eccola qua! L’idea n^ 150 di oggi), così, giusto per rilassarmi e focalizzare il mio chakra (si scrive così?) Ma quando? In quale luogo spazio-temporale?Mi arrendo!Mi faccio un caffè!

    Old Fashioned, il cocktail più ordinato

    Quale è secondo voi il cocktail più ordinato al mondo?Io non lo sapevo e mi sono documentata, ottenendo una risposta chiara e decisa: stiamo parlando dell’immortale whisky, presente ovunque, dalle case ai set dei film!

    Nella sua raffinata semplicità, ha superato indenne più di 140 anni di mode e tendenze, tanto che ancora oggi uno dei drink più richiesti nei bar di tutto il mondo.

    L’Old Fashioned deve il suo nome ai bicchieri in cui va servito, anche sostituibili con i più attuali tumbler. Pare che il suo ideatore sia stato tal colonnello James E. Pepper, mentre la prima ricetta codificata è stata registrata all’ Old Waldorf Astoria Bar Book del 1931.

    Ingredienti

    4,5 cl Bourbon o Rye Whisky (whisky di segale)

    1 Zolletta di Zucchero

    1, 2 ml di Angostura Bitter

    Qualche goccia di acqua naturale

    Esecuzione

    Mettere la zolletta di zucchero in un bicchiere Old Fashioned (o in un Tumbler) raffreddato e bagnarla con l’Angostura

    Versare una spruzzata di acqua naturale (deve servire solo a sciogliere lo zucchero) e mescolare fino a sciogliere lo zucchero.

    Aggiungere poi il Bourbon o il Whisky e qualche cubetto di ghiaccio

    Servire con una fetta d’arancia e una ciliegina.

    Per un risultato più aromatico, lasciate cadere qualche goccia di essenza ottenuta premendo la scorza d’arancia nel drink appena fatto, per profumarlo ulteriormente.

    L’avete mai assaggiato? Lo ordinate anche voi?Foto e testo Dissapore.com

    Al mare ti porti la bara?

    La chiamano “grande idea”!Materassini gonfiabili a forma di bara, con tanto di coperchio e di un inquietante colore rosa.Pare sia l’ultima trovata glamour, ma ve li immaginate decine di materassini così che galleggiano sull’acqua davanti a voi che prendete il sole?Della serie “l’alba degli zombie”!Il coperchio, poi, sembra che serva per ripararsi dai raggi solari, chiudendosi in una bara di plastica rosa, con effetto pentola a pressione, così il pollo che sta dentro si arrostisce bene!Questo è il New-Glamour?Oh poveri noi…

    Credit testo e foto Glamour.it

    Il “negozio del cuore” dove è bello comprare!

    Purtroppo (e mi spiace iniziare un post con un “purtroppo”) il lavoro al pubblico viene sempre più spesso svolto per dovere, per stipendio, per necessità e sempre meno con un pizzico di piacere e affabilità.Questo è il destino di molti negozi, grandi e piccoli, intrappolati ed irrimediabilmente danneggiati dall’atteggiamento di chi dovrebbe vendere e invece crea un clima di ostilità e saccenza tale che i clienti scappano.Poi, però, ci sono i “negozi del cuore”, quelli in cui passeresti le ore solo a guardarti intorno e a respirare l’aria di accoglienza che li riempie.Uno dei miei negozi del cuore è la Libreria “Giunti al Punto” del Centro Commerciale “L’Aquilone” a L’Aquila. È un posto B E L L O, accogliente, colorato, vivo e vitale: i libri sono disposti in modo così ordinato – ma mai “asettico” né in stile “vecchia libreria polverosa” – che, anche se non vuoi, ti fermi a dare uno sguardo alle copertine.La cartoleria è un tripudio di colori e forme, penne, pastelli, acquerelli, taccuini, agende di ogni forma, biglietti e gadget, anche di marche “particolari” che gli appassionati conoscono, apprezzano e ricercano.La differenza, però, nonostante l’assortimento pregevole, la fa il sorriso dietro al bancone, la gentilezza, l’affabilità, la semplicità di chi non è “adulante” però ti coinvolge e ti fa sentire “a casa”.La differenza la fa chi, con il tono di voce calmo e familiare di una amica di vecchia data, ti chiede “…non stai leggendo nulla adesso?” e con due parole ti dà la possibilità di raccontare un po’ di te, di quello che ti piace, di quello che stai leggendo, di quello che vorresti leggere nel futuro.La differenza la fa chi ti consiglia l’ultimo libro “bello” del tuo autore preferito e, magari te lo propone in versione tascabile-economica, perché “se leggi tanto, almeno risparmi qualcosa”.Per me è una grande e positiva differenza!Come nel film “C’è posta per te” con Tom Hanks e Meg Ryan, questo è il “negozio dietro l’angolo”, quello dove le mamme dovrebbero portare i loro bimbi, per farli crescere tra le righe dei libri fatti apposta per loro, quello dove chiunque dovrebbe andare almeno una volta al mese, per fare pace con il mondo e imparare a comunicare con la propria sensibilità, potere che solo i libri possono dare.Che altro dire? Semplicemente grazie a chi lavora così bene da rendere quella che potrebbe essere “solo una libreria” un preziosissimo “negozio del cuore“.

    I tulipani, un fiore straordinario

    Qual è il vostro fiore preferito?Il mio il tulipano! Lo trovo bellissimo, elegante, delicato ma al contempo molto deciso con i suoi colori sgargianti!Sapete che i tulipani, dopo le rose, sono tra i fiori recisi più richiesti? E sapete da dove viene il loro nome?Nella Turchia contemporanea questi fiori si chiamano “lale”.Nel 1555 però, l’ambasciatore austriaco presso la corte del sultano turco li menzionò in una sua lettera a Vienna chiamandoli “tulipa”. Cosa era accaduto? Si suppone un malinteso linguistico. L’ambasciatore non parlava il turco e la lingua diplomatica era al tempo il francese. Per cui dovette ricorrere a un interprete, il quale probabilmente usò il termine “tülbend-lalesi”, ovvero il nome ricorrente nel linguaggio popolare. Nell’Impero Ottomano, “tülband” era il turbante turco, la cui forma era incredibilmente simile a quella del nostro tulipano. Fu così che il nome “tulipa” raggiunse l’Europa e fu ripreso nella maggior parte delle lingue a noi note.A proposito di “lale”: nell’antica scrittura turca, questa parola è composta delle stesse lettere del nome Allah. Non stupisce quindi che nell’arte ottomana il tulipano fosse un soggetto ricorrente e assumesse anche un significato simbolico.Anche sul Paese d’origine del tulipano le congetture sono tante. Si presume che provenga dalla Persia, dal Mar Nero o dai Balcani, dove cresceva una specie di tulipani selvatici. All’inizio del 16° secolo, i tulipani selvatici giunsero a Costantinopoli dove si iniziò a coltivarli, tanto che acquisirono ben presto una notevole importanza nelle culture da giardino. Fu solo più tardi che il bel fiore primaverile prese piede anche nell’Europa centrale e occidentale. Nella zona di Leida (Paesi Bassi) si coltivava inizialmente soltanto per scopi scientifici e la vendita era proibita. Ma il primo furto di tulipani non si fece attendere molto, e così il “bulbo miracoloso” fu introdotto sul mercato libero, diffondendosi nel resto dell’Europa.Come si coltivano i tulipani?Dal mese di ottobre, fino al termine di novembre, è possibile mettere a dimora tutti i bulbi a fioritura primaverile, compresi i bulbi di tulipano e tulipani olandesi. E’ vero che i tulipani fioriscono da marzo a maggio inoltrato ma non è questo il periodo giusto per eseguire l’impianto.Si possono piantare tulipani a marzo, ad aprile o maggio?Tra marzo, aprile e maggio, si mettono a dimora i bulbi a fioritura estiva o autunnale, mentre per i tulipani che fioriscono con l’esordio della primavera, bisognerà provvedere alla messa a dimora in autunno, prima dell’avvento delle gelate invernali.Il tulipano vuole una posizione in pieno sole. La fioritura del tulipano arriverà a inizio primavera, quando le temperature sono ancora fresche ma quando le ore di luce stanno ormai aumentando.Per la coltivazione dei tulipani avete bisogno di un terreno ben drenato. Chi coltiva il tulipano in vaso può semplificarsi la vita con del terreno già pronto mentre chi vuole allestire un’aiuola fiorita con tulipani colorati dovrà correggere il terreno al momento della messa a dimora. ◦ Se il terreno è argilloso e compatto, correggetelo aggiungendo sabbia di fiume incorporata con una profonda vangatura. ◦ Se il terreno è poco fertile e leggero, vi basterà arricchirlo con del compost ben maturo o con altra sostanza organica (letame, stallatico…).Come piantare il tulipano?  1 Interrate i bulbi alla profondità di 10 cm (la profondità dell’impianto è sempre pari a 3 volte il diametro del bulbo o del seme da piantare). 2 Rispettate una distanza tra un tulipano e l’altro pari a 10 – 12 cm. Impiantate il bulbo con la punta rivolta verso l’alto. 3 Coprite di terreno e bagnare leggermente (solo quando il terreno è asciutto).Come coltivare tulipani in vasoLe regole per la messa a dimora sono le stesse. In più, per sostenere la crescita dei tulipani in vaso si consiglia di ricorrere a una concimazione primaverile. Sul fondo del vaso, dovrete disporre uno strato (circa 1 cm) di argilla espansa e riempire il vaso con terriccio leggero per bulbose.  L’argilla espansa vi proteggerà anche se date troppa acqua.Fonti:IdeegreenFleurop

    Da grande volevo fare il pompiere

    “Ma tu che vuoi fare da grande”

    Quante volte ve lo hanno chiesto? A me tante e ogni volta era una coltellata!

    Quando hai 10/11 anni, vorresti fare quello che vogliono fare tutte le tue compagne di classe: la ballerina o la modella o la velina (queste però sono apparse che io già ero in avanzata fase adolescenziale).

    Per me era tutto diverso, io ero una bambina “in carne”, diversa, anomala, in una parola “grassa”! E le bambine grasse, all’epoca venivano bullizzate, anche con maggior cattiveria di quanto uno crederebbe.

    Insomma, gli anni passavano, la domanda era sempre la stessa e io me la cavavo con un “da grande voglio fare il pompiere”!

    Mi ha salvata! Allora tutti i vari “curiosi” mi presero per pazza e smisero di farmi questa domanda. I pompieri ti salvano, sempre!

    Però io il pompiere lo volevo fare davvero!!!

    SALDI? PER ME NO, GRAZIE!!

    “Non parlo di percentuali di sconto, ma del fatto di portare a casa qualcosa che davvero ti serva; questo è il vero inconveniente dei saldi (ma più in generale delle cose a prezzo ridotto): il fatto che costi poco diventa quasi la giustificazione per comprare.”
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    Una visione lucida della ormai diffusissima smania di accumulo. È vero, spesso non si compra perché serve ma perché potrebbe servire, ugualmente non si compra perché piace ma perché costa poco quindi è un affare.
    Logiche sballate da accumulatori seriali!
    Bellissimo post!

    Il Blog di Casa Poetica

    Lo fanno tutti, è utile, ma ho deciso che io mi tirerò indietro e non stilerò la mia guida per affrontare i saldi con consapevolezza.
    Sì’, hai letto bene, io non intendo parlare di saldi appena iniziati, ma voglio raccontarti del perché ho deciso di non approfittare dei grandi sconti di fine stagione.
    Scrivo all’ombra del mio giardino, mentre mio figlio gioca col pallone e il cane gli corre dietro. È l’ultimo sabato di giugno e tra una settimana inizieranno le svendite in Lombardia.
    Per tanto tempo questa data è stata sinonimo di mal di testa, mal di gambe, insofferenza perché ho lavorato per quasi 20 anni in un negozio di abbigliamento: hai presente tra saldi e svendite quante ne ho viste?!
    Ricordo, alla fine degli anni ’90 (ah, l’età!), code interminabili di persone alle casse, con pile di vestiti in mano. Un giorno, anche se è passato tanto tempo …

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    Professional organizer, un nuovo mestiere

    Nell’epoca del digitale, per sopravvivere alla drastica diminuzione di posti di lavoro, bisogna inventare nuovi mestieri.

    È questo il caso del “Professional Organizer”, una qualifica e un lavoro che da pochissimo ho scoperto esistere.

    Ma cosa fa il Professional Organizer? Per rispondere a questa domanda andiamo a curiosare sulla pagina FB di “Organizzare Italia” (potete trovarla qui).

    Abbiamo chiesto lumi a Irene Novello di Organizzare Italia:

    In realtà questo lavoro esiste negli stati uniti dagli anni 80 e in molti altri stati. Non abbiamo inventato niente, ma abbiamo cercato di rispondere ad un’esigenza che c’è in molte persone. E’ vero che l’organizzazione una volta veniva insegnata (economia domestica) e tramandata da nonne e mamme, ma questo via via si è perso, per non parlare dell’organizzazione sul lavoro, che molto spessa non viene insegnata ma viene lasciata alla competenza o meno del singolo. E’ sicuramente vero che rallentare è una chiave, ed uno dei principi che cerchiamo di insegnare ai nostri clienti, fare una cosa alla volta e altre strategie e metodi che possano semplificare la gestione quotidiana e far ritrovare armonia e benessere alla persona, in casa e fuori.

    Un vero e proprio lavoro, mirato ad aiutare chi, come me ad esempio, subisce la mancanza della “rotella dell’ordine”, come mi ripete da anni mia sorella.

    Ho scoperto inoltre che esiste una vera e propria Associazione di Professionals Organizers – qui la pagina FB – che gestisce tutti i P.O. formati.

    Complimenti davvero a chi ha dato il via ad un mestiere così interessante, però mi sorge un dubbio: cosa succede alla nostra società, se non si riesce più a organizzarsi autonomamente? Il bisogno di trovare una organizzazione e di imparare una gestione scandita della nostra quotidianità da dove nasce? Cosa manca a noi che i nostri genitori avevano e che permetteva loro di non aver bisogno di Professional Organizer?

    La risposta a queste domande credo sia il tempo. Ci manca il tempo anche di pensare, perché generalmente ci sobissiamo di impegni e cose da fare assorbendo ogni istante della giornata: il mondo corre, la rete ancora di più e noi fatichiamo a stare dietro a tutto questo, abbiamo difficoltà ad imporre uno schema ordinato alle nostre giornate, non sappiamo come muovere contemporaneamente tutti i fili della giornata.

    Forse è il caso di rallentare! Riscoprire la lentezza diventerà la cura di ogni male? Chissà…

    Foto dalla Pagina FB di Organizzare Italia