Halloween si, Halloween no!

Oggi avrà il suo culmine la protesta annuale delle mamme contro la mascherata carnevalesca di Halloween.

Premetto che mio figlio è troppo piccolo per mascherarsi e premetto anche che il papà di Alessandro ed io siamo entrambi cattolici, quindi lui sarà inevitabilmente educato alla religione Cristiana; quello che mi chiedo è questo: è davvero necessario armare tutta questa polemica contro una zucca intagliata, due ragni e qualche costume da fantasma?

Analizziamo la situazione: i piccoli, questa sera, si camufferanno perché attirati dalla “favola” di Jack O’Lantern, senza pensare a tutta la dietrologia che si cela alle spalle di questa “fiaba” anglosassone (si …perché le prime zucche sono partite da lì e l’America le ha solo adottate quando le sono state portate in casa!).

Storie di riti strani, satanismi vari, invocazioni di chissà cosa e altro ben peggio, che non mi va di citare qui, non appartengono al mondo dei bimbi ma piuttosto a quello degli adulti! E sicuramente non sono arrivate con Halloween, ma piuttosto le tenevamo “in casa” già da prima!!!

Io, da cattolica, condanno fermamente le stragi compiute all’ombra della nostra croce (crociate e martiri vari, anche attuali, purtroppo) che, spogliata del suo unico e originale messaggio di amore (si, perché Gesù diceva «amatevi gli uni, gli altri, come Io ho fatto con voi»), è stata strumentalizzata per legittimare soprusi e violenze di ogni genere: per cosa?

Per annullare l’altro, forse? Per schiacciare gli infedeli? Per difendere la nostra croce o per farne uno strumento di potere? Manzoni avrebbe detto “ai posteri l’ardua sentenza”, io dico che i posteri siamo noi ma ancora non riusciamo a liberarci di una miopia che ci impedisce di sorridere di fronte all’altro e alla sua cultura!

La risposta è sempre l’amore e, aggiungo, la disponibilità al dialogo e all’abbraccio delle altre culture, come arricchimento personale e non come rimpiazzo della nostra cultura!

Mi dispiace, non sono una mamma estremista e pronta alla guerra: a mio figlio insegnerò a vivere in pace, ad approcciarsi all’altro con la curiosità di chi vuole scoprire il mondo anche con un semplice invito a cena a casa di uno straniero, a trasformarsi in un simpatico fantasmino la sera di Halloween nella consapevolezza che si tratta solo di un gioco e che tale deve rimanere.

L’importante, secondo me, è parlare con i piccoli, spiegare loro la natura di queste ricorrenze, far capire loro che “mascherate” come questa sono di altre culture e che per una sera possiamo partecipare ad una festa all’americana, ma senza dimenticare chi siamo e come è fatta la nostra cultura!

Smettiamo di demonizzare Halloween perché più continua questa nuova “crociata” è più si dà importanza e appetibilità a questa “goliardata mostruosa”.

Lasciamo essere Halloween quello che è!!! Smettiamola di alzare muri… che tanto i fantasmi li oltrepassano ugualmente 😊

Nulla vieta che il giorno dopo Halloween possiamo festeggiare la ricorrenza di Ognissanti e il giorno dopo ancora recarci a portare rispetto ai nostri morti!

Nessuno vieta l’integrazione del mondo… siamo noi stessi, con il nostro estremismo e con la nostra paura di perdere qualcosa (o perdere noi stessi???), ad impedirci di vivere bene!

Allora io dico: Halloween? Perché no!

Stasera per tutti gli spiritelli che busseranno alla mia porta ci sarà un dolcetto e domani provvederemo a togliere le ragnatele… e magari potessimo farlo anche dentro di noi!!!

Impariamo a credere in noi stesse

Quante di noi sono donne sfiduciate, insicure, provate dagli avvenimenti della loro vita?
Siamo tante e forse questo stato mentale, prima o poi, diventa comune a tutte le donne!
Eppure io dico che sono periodi di passaggio: valiamo molto di più di quanto crediamo e, tirando fuori la forza che abbiamo ma non sappiamo di avere, possiamo recuperare la fiducia in noi stesse e la pazienza per aspettare che la nostra “tempesta” passi.

Non ci credi? Invece è così!
Per dartene prova, ti racconto della breve chiacchierata con la mia amica virtuale Michela, una donna forte che si sta facendo da sé!

Michela, hai scelto di fare un lavoro “indipendente” (Personal Assistant) che richiede una dose massiccia di auto-promozione e una notevole fiducia in se stessi: quando devi proporti ad un nuovo cliente, come fai a non cadere nella trappola della “paura di non essere all’altezza”?

Quello che ho avuto chiaro fin da subito, anche grazie ai numerosi libri di crescita personale che ho letto, è che solo se mi fossi presentata nella mia autentica essenza, i miei clienti ideali sarebbero arrivati.
Ovviamente in quali termini di tempo, non era possibile stabilire nulla, perché la magia succede quando la mia offerta incontra il potenziale cliente che ne ha bisogno e che è attratto dalla mia personale comunicazione.
Detto ciò la mia auto promozione consiste nel non vendere nulla. Parlo, scrivo di quello che so fare, che scopro, che sperimento. Questo muove la curiosità, fa in modo che alcuni si facciano delle domande e mi contattino.
Solo parlando di quello che davvero si potrebbe fare ad occhi chiusi, professionalmente non ti fa mai percepire la paura di non esserne all’altezza.

Può succedere eventualmente se un cliente ti chiede di aiutarlo in un campo sconosciuto.
Però a quel punto, scopro subito le carte della mia inesperienza su quell’argomento e chiedo spiegazioni dettagliate.

Essere chiari e trasparenti fin da subito è l’unico modo che conosco per non avere paura di nulla.

Ognuno di noi ha dei limiti, fisici, estetici, mentali e via dicendo, e tutti abbiamo il dovere di migliorarci: che tecnica usi tu, per motivarti e darti la carica?

Quando sono stata dalla commercialista per spiegare quale sarebbe stata la professione per cui chiedevo di aprire la partita IVA, la sua risposta è stata che mi sarei dovuta rassegnare che il primo anno di attività lo avrei impiegato a farmi conoscere e a spiegare di cosa si trattasse, dal momento che per l’Italia questa professione è semi sconosciuta.

Per fare una battuta, la prima distruttrice di sogni che ho incontrato sul mio cammino è stata proprio la commercialista.

Beh…aveva torto. Già dopo qualche mese ho iniziato ad avere la mia prima collaborazione, che dura tutt’ora.
Quindi al momento la demotivazione non so ancora cosa sia.

Ci tengo ad accennare un argomento che mi sta a cuore: tenere al riparo i propri sogni, le proprie ambizioni, dai distruttori di sogni/ambizioni.

Per lungo tempo ho fatto l’errore di parlare delle mia ambizioni con delle care amiche, non tenendo in considerazione, che loro non avevano alcun desiderio di evolversi, e nemmeno di spendere il proprio tempo davanti ad un pc per imparare una nuova professione.

Non gliene faccio assolutamente una colpa. Anzi chiedevo loro di supportarmi in una cosa che non era alla loro portata e di cui facevano anche fatica a capirne lo scopo.

Da lì, se ho un sogno o un’ambizione, lo tengo al calduccio nella mia mente e in silenzio gli dono la vita, piano piano, senza sprecarlo.

Comunque in generale per nutrire la carica necessaria per questo lavoro, il mio segreto è quello di dedicare ogni singolo giorno, del tempo per lo studio di un nuovo servizio, o ad ascoltare podcast per poter avere le esperienze degli altri come specchio.
Solo così riesco a dissolvere le insicurezze.

Grazie Michela!
Ognuna di noi, ovviamente, è diversa e deve trovare la sua personale forza, ma ricordiamoci sempre che, spesso, quelli che viviamo e percepiamo come “limiti” altro non sono che grandi paure, alle quali abbiamo dato noi stesse il “permesso” di accompagnarci e avvelenarci!

#ildifettotifabella
#laformatonda


Segui anche tu il Progetto “Il difetto ti fa bella”


Non ricordi chi è Michela?
Puoi scoprirlo QUI


Foto di Juliette Leufke su Unsplash

Siete mai stati a Bennyland?

No?! Bhe, vi consiglio di andarci!

Bennyland è un luogo della fantasia, uno di quei posti che si raggiungono soltanto rilassandosi e chiudendo gli occhi un attimo, oppure leggendo i racconti dei viaggi di Benedetta.

La sua penna è magica, riesce a trasmettere emozioni quasi palpabili con un linguaggio talmente semplice e schietto che lei sembra accanto a noi, a raccontarci dal vivo le sue esperienze!

Benedetta è una donna straordinaria, capace di far vivere le parole che scrive: non potevo farmela scappare e così ho fatto quattro chiacchiere virtuali con lei!

Raccontami un po’ di te, da dove nasce la passione per la scrittura?

Ho una grande passione per la scrittura…degli altri. Insomma, ben più indegnamente di Schopenhauer mi vanto con lui dei libri che ho letto, non di quel che scrivo. Anzi, se ogni tanto le dita mi volano sulla tastiera per dar forma a un pensiero che attraversa clandestino la mente, gli esiti di questo volo sono custoditi gelosamente sul mio computer. Le mie rubriche sul web risalgono alla preistoria. Nel 2000, quando i blog e Facebook erano in mente Dei, ebbi l’opportunità di aderire al “progetto Guide” di Facebook: un gruppo di appassionati, esperti in un ambito dello scibile, aggiornava periodicamente l’utenza con articoli brevi ma corposi, di forma grafica elementare. Io mi occupavo di Greco e Classici. Nel 2009 il progetto fu abbandonato. Bennyland è nato nel 2014, quando sono entrata negli “anta” e mi sono accorta che alla vita chiedevo ormai, affetti a parte, libri e viaggi. In realtà le pagine più lette non riguardano né gli uni né gli altri: sono i racconti delle (dis)avventure gastronomiche i post di maggior successo.

Hai un blog interessantissimo: come scegli i posti da raccontare? Ti colpiscono oppure ti basi su recensioni già lette?

In questo ho un papà putativo: il poeta Franco Arminio e la sua rivalutazione dei paesi. Mi sono accorta di essere a mio agio in piccoli luoghi ameni, non di fronte alle grandi bellezze iperfrequentate. Più che stupirmi a comando leggendo una guida, mi piace esplorare, percorrere vicoli senza nome e cercarne il senso e la storia. Quando organizzo un viaggio, ho una meta fondamentale da visitare, di solito descritta in un libro che amo o fotografata in uno dei tanti gruppi Facebook di viaggio che seguo. Tutto il resto si decide al momento. Per le bellezze abruzzesi, invece, devo molto ai Giroborghi organizzati da quell’infaticabile motivatore di Raffaele Di Loreto, che ha creato un gruppo Facebook, Borghi d’Abruzzo, frequentatissimo. Ogni settimana si organizzano passeggiate sul territorio: i comuni ospiti ci aprono porte altrimenti chiuse e ci offrono la consulenza delle migliori guide turistiche sul territorio. Loro ne guadagnano in visibilità, noi in gioia e condivisione.

Tra tutti i luoghi che hai descritto ce n’è qualcuno che ti ha particolarmente presa? E per quale caratteristica?

La caratteristica è lo stupore. Trovare l’infinito in un luogo inaspettato mi riempie di gioia. Per esempio, Salisburgo, meta del primo viaggio raccontato sul blog, è sicuramente incantevole, ma prima ancora di raggiungerla, sapevo bene che avrei ammirato opere monumentali. Non sapevo invece che lì vicino il fiordo di Konigsee mi avrebbe portato fra vette altissime e acque cristalline. Per questo l’ho amato ancor più. Mi sto accorgendo adesso che ho narrato su Bennyland pochissimi di questi loci amoeni. Non riesco a seguire un piano editoriale, infatti. Mi è più facile, però,( e me ne accorgo solo adesso, mentre ti rispondo), raccontare luoghi che hanno affascinato il mio sguardo, ma non il mio cuore. Pensa che non ho scritto quasi nulla di L’Aquila, la mia città, e di Sulmona, da dove provengo…eppure sono entrambe meravigliose! Qualcosa comunque è filtrato. Sono innanzitutto luoghi a me vicini: le cascate di Stiffe, le Piane del Fiume a Isola del Gran Sasso, Villa Santa Maria e Pizzoferrato nel teatino, in Umbria la Scarzuola e il lago di Piediluco, Calcata nel Lazio, le luminarie di Scorrano in Puglia, i missili della Val Tuono in Trentino, Bagno Vignoni in Toscana, Aliano in Basilicata. Fuori dei confini nazionali, il mio luogo di elezione è la Carinzia: tutto, ma proprio tutto quello che ho scritto a riguardo, è nato da una forte emozione.

Se dovessi organizzare l’itinerario di un viaggio ideale, come lo imposteresti?

Avrei bisogno di un budget illimitato di giorni da vivere e di soldi da spendere. Farei un capillare viaggio intorno al mondo. Non trascurerei nessuna capitale, forse nessun paese. E questa è utopia. Un sogno realizzabile, e anzi programmabile, programmato, più volte differito per mancanza di tempo o di denaro, è il viaggio in Normandia, che ho imparato ad amare sui libri di Michel Bussi. Anche il Portogallo mi attrae molto. L’Andalusia ancora di più. Tornerei in Provenza ancora e ancora e ancora. E non ho mai visto Praga né New York né Londra né San Pietroburgo. I viaggi, però, sono belli anche solo da sognare.

Grazie Benedetta, sarà un piacere per me tornare più e più volte sul tuo Bennyland, come si torna in un posto che ci è sembrato casa!


Vi va di fare un giro a Bennyland? Questo è il LINK per accedervi!!!

#quattrochiacchiere
#laformatonda


Foto di Slava Bowman su Unsplash

Be cool… Be coorvy

Qualche tempo fa, appena approdata su Instagram, ho avuto modo di scoprire una frizzante stilista di abiti per donne “curvy”, Martina, proprietaria del marchio “Be Coorvy”.

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Mi è piaciuto da subito il concept delle sue forme, morbide eppure avvolgenti, allora ho iniziato a scambiare quattro chiacchiere con lei e, come sempre, le ho chiesto da dove avesse preso ispirazione ed idee per una linea di moda curvy.

Raccontami di te: come nasce l’idea di cucire capi curvy?
Troppe volte sono uscita da un negozio indossando delusione al posto di un bella maglia. Il motivo è semplice: ho tante curve. Sono una tipica donna mediterranea: tanto seno, fianchi e sì, anche la pancetta. In aggiunta a tutto questo ho anche avuto un bambino e le mie dimensioni sono aumentate ancora. Insomma.. è una vita che lotto con la bilancia e con la moda, ho deciso quindi di provare a fare qualcosa di mio, a mio uso e gusto, per tutte noi.  

Con i tuoi capi vesti donne che la moda “canonica” non veste! Ti capita di raccogliere storie e idee di donne “non canoniche” che ti scelgono e che potendo seguire lo stile che amano grazie a te si sentono belle? 
Sì, mi capita. Non spesso quanto vorrei, ma capita e sono riuscita a far sentire belle queste donne, che faticano a trovare presso la grande distribuzione abiti che non le mettano a disagio. Vorrei capitasse più spesso, dato che io per prima non mi sento rappresentata da ciò che tento di comprare nei negozi e sapere che da qualche parte c’è una donna con la possibilità di cucirmi un capo semplice e senza pretese, mi darebbe sollievo. Per questo ho deciso di imparare a farlo.

Ti ho parlato brevemente dell’hashtag #ildifettotifabella e dell’idea che esprime: se potessi rivolgerti a donne incapaci di apprezzarsi, insicure del loro aspetto e spaventate dalla opinione che gli altri hanno di loro, cosa diresti loro per aiutarle a sentirsi belle?

L’unico giudizio che devono temere è il loro: nessuno sarà più severo di noi stesse. Dobbiamo quindi imparare ad amarci e a farci coraggio, perché se ci sentiamo forti riusciamo a tramutare i difetti in perfezione. Io ammiro chi riesce a farlo con sincerità, non spinto da una negazione di fondo, perché significa che ha accettato ciò che è e se ne prenderà cura.
Grazie Martina, queste tue parole sono di grande importanza per tutte le donne che si sentono “respinte” dalla società perché fuori dai canoni!

Se ti va di conoscere meglio Martina e vedere i capi che lei realizza, ti consiglio di iniziare col seguirla su Instagram, dove la troverai come BeCoorvy.
Se ti interessa saperne di più dell’hashtag #ildifettotifabella, clicca QUI!
Al prossimo post!

Foto di Priscilla Du Preez su Unsplash

Spray profumato naturale per la casa

Un buongiorno profumoso a tutti!

Oggi vi racconto come e quando ho smesso di comprare i vari spray profumati per ambienti, realizzando in casa uno spray naturale, che adoro e che utilizzo tranquillamente, anche in camera da letto, dove dorme il mio bimbo.

Per fare il mio spray naturale “homemade” ho comprato:

  • uno spruzzino da circa 500ml
  • 3 cucchiaini di alcool etilico (quello rosa, per capirci)
  • circa 40/45 gocce di olio essenziale (io ne uso uno di Erbolario che si chiama Clean Air e lascia un fresco profumo di pulito, senza una nota aromatica dominante)
  • 500ml di acqua

E’ sufficiente unire i liquidi e shakerare per bene: io utilizzo questo profumo sulle tende di tutte le stanze, compresa la camera da letto, sui cuscini del divano, in tutti gli ambienti della casa e sulla biancheria da stirare.

Per mantenere viva la fragranza in casa, inoltre, posiziono in ogni stanza una ciotolina con poca acqua e una decina di gocce di olio essenziale: il profumo si sentirà piacevolmente finché l’acqua non sarà evaporata.

E tu? Che profumo per gli ambienti utilizzi?

Hai, ai – L’uso della lettera H

Oggi voglio parlare di un dilemma comune a molte persone:

“Ci va l’acca?”

Accade, specialmente nelle comunicazioni che passano attraverso dei sms terribilmente stringati, che la povera H venga sacrificata impietosamente!
Perché?
Spesso per velocizzare (uhm?) la scrittura e spesso perché non se ne conosce l’uso, per non sbagliare, si toglie di mezzo questa lettera insidiosa, cavalcando l’onda del “uozzappesco” e delle sue abbreviazioni.

Ma quale è la regola per l’utilizzo della lettera H?

Quando si usa l’H?

  • Quando possiedo qualcosa. Per esempio: Ho un gatto; ho fame; ho sonno.
  • Quando faccio delle azioni (con il verbo avere che è diventato così ausiliare). Per esempio: ho mangiato un biscotto

Ricorda che …

ATO, ITO, UTO
L’acca han sempre avuto
.

Per esempio: ho mangiato; ho sentito; ho bevuto.

L’H non si usa se rispondo a

  • DOVE? A casa
  • COME? A cavallo
  • A CHI? A Maria

Ricorda che …

Con ARE, ERE, IRE
L’H va a dormire.

Per esempio “Vado a dormire”.

Più in generale, se rispolveriamo i ricordi delle scuole elementari, ricorderemo che le maestre erano solite aiutarci a collocare la lettera H dicendoci:

“Sostituite le lettere sulle quali non sapete se mettere l’acca con il verbo AVERE: se la frase continua ad avere senso, l’H va messa… altrimenti NO!”

In effetti, se trasformiamo “Io ho sete” in “Io avere sete”, fa molto italiano maccheronico, ma il senso resta: diversamente, è impossibile trasformare “Io vado a casa” in “Io vado ANDARE casa”… allora sì che il senso si perde!!!

Tutto chiaro?
Bene!
Vi ricordo che per domande, curiosità, dubbi potete scrivermi a questo indirizzo: laformatonda@gmail.com oppure attraverso il form di contatto in basso nella pagina.

Ci vediamo mercoledì prossimo, per la rubrica “Scrivi bene – Italiano è bello”


testi:
Nostrofiglio.it

Il riciclo che arreda – La tenda Hannalena

Quante bottiglie di PET si utilizzano ogni anno e poi si buttano?
Ikea ha trovato il modo di riutilizzarle, trasformandole, pensate un pò, in una bellissima tenda.

La tenda Hannalena, disponibile nelle tonalità del grigio e del rosa e nella misura 145×250, è realizzata interamente con le bottiglie di PET riciclate; sottoposta ad un trattamento specifico che riduce incredibilmente l’utilizzo di acqua e di sostanze chimiche, Hannalena è di un tessuto davvero piacevole al tatto.

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Di tessuto oscurante, è l’ideale per mantenere la privacy in caso di finestre che danno su altre abitazioni.
Hannalena si può appendere con dei ganci facilmente reperibili da Ikea oppure direttamente al nostro bastone per tende, grazie ai passanti nascosti, situati sul retro della tenda.

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Immagini e testi
Ikea – Tenda Hannalena

La vera corsa inizia

Più ci miglioriamo, più possiamo stare bene con noi stessi!

C’è una signora che seguo sia su Facebook che su Instagram. Si chiama Antonella e ama la corsa.

La seguo perché ammiro la sua determinazione. Non immaginatevi la classica ragazza con il fisico da atleta.

È una nonna (una giovane nonna, tanto per darvi un’idea dell’età), con una corporatura nella media. Non si allena per vincere le gare e collezionare medaglie. Si allena per il piacere di migliorarsi sempre, giorno dopo giorno.

Ricordo un post, con una foto di lei che arriva al traguardo, per ultima, orgogliosa comunque di avercela fatta.

Ricordo poi un altro post, in cui condivide questa citazione:

“La vera corsa inizia nel momento in cui vorresti fermarti”

Ed è proprio vero ragazze: è quando il fiato comincia a mancare, o le gambe a cedere che ci alleniamo per “qualcosa in più” rispetto alla volta precedente.

È a questo punto che miglioriamo…

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Come fare la “Tisana scaccia-freddo”

Sappiamo che ormai le stagioni non si susseguono più gradualmente, come in passato, ma, spesso, si avvicendano con bruschi ribaltoni di clima e temperatura.
Passiamo così da caldo a freddo e viceversa nel giro di pochi giorni.

Questo stravolgimento non rende certo la vita facile al nostro fisico che, per abituarsi alla nuova stagione, ci mette un pò: così può capitare che, appena iniziano ad arrivare i primi freddi, il corpo percepisca una sensazione di freddo interno, come fosse febbricitante.

Questa sensazione viene rafforzata da mani e piedi gelati e forti brividi lungo tutto il corpo, ma una soluzione molto naturale c’è: prepariamo una buona tisana “scaccia-freddo” e in poco tempo torneremo a sentirci addosso la giusta temperatura.

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TISANA SCACCIA-FREDDO

Fai bollire 250 ml di acqua, aggiungi una stecca di cannella, 2 cucchiai di pepe nero in grani, 3 stelline di anice e una grattugiata di noce moscata.
Lascia tutto in infusione per 5/6 minuti, poi filtra e dolcifica, preferendo l’uso di miele piuttosto che di zucchero.

Questa tisana è ideali per il benessere del corpo: pepe, cannella, anice e noce moscata, infatti, hanno proprietà naturali capaci di stimolare il metabolismo, la digestione e soprattutto le difese immunitarie, tanto utili nei mesi invernali.

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Provare per credere!
Buona tisana a tutti!!!


Foto di Alex Geerts su Unsplash
Foto di Alisa Anton su Unsplash
Foto di Johanneke Kroesbergen-Kamps su Unsplash

Chi ha inventato il “Diario della Sposa”?

Hai mai sentito parlare del “Diario della Sposa”?
NO?!
Bhe… rimediamo subito!

Qualche tempo fa, navigando qua e là, mi sono imbattuta in un post sponsorizzato nel quale si parlava proprio del Diario della Sposa: il post era così accattivante che, benché non senta ancora nell’aria l’odore dei fiori d’arancio, ho deciso di saperne di più.

Mi sono trovata così in contatto con l’ideatrice di questo che si presenta come un Diario ma, più che altro, vuol essere un cimelio.

Maura Letizia, wedding designe e wedding planner, appassionata realizzatrice di coordinati cartacei, è una donna brillante, creativa e arguta: la sua forza e la sua vivacità si vedono subito e chiacchierare con lei è stato davvero piacevole.

Maura, come è nata l’idea di realizzare un “Diario della Sposa”? 

Il Diario della Sposa nasce per un’esigenza personale: volevo regalare a mia cognata Valeria un libro/diario che contenesse sia un po’ di tradizione italiana del matrimonio che schede guida da compilare con i dati del suo matrimonio. Beh, dopo una lunga ricerca, in ITALIANO, non trovai nulla di soddisfacente: solo libri e qualche vecchia edizione che non rappresentava né l’organizer né il ricordo dei mesi di preparativi che avevo in mente per lei. Così pensai: ok, glielo faccio io a mano con un quaderno ad anelli e ci metto dentro tutta la passione che in 25 anni ho incanalato per i matrimoni. Avendo un’azienda di stampa, mio marito mi bloccò e mi disse: “scusa, facciamolo fare al grafico. Se tu l’hai cercato e non l’hai trovato, significa che non c’è. Lo mettiamo noi in vendita”.
E così nacque la prima edizione, di cui esistono solo due copie prototipo: una per mia cognata, una che conservo io gelosamente.
 
In cosa consiste e “come funziona” questo diario?
Il Diario della Sposa è un viaggio nell’organizzazione e nell’emozione del ricordo dei preparativi del matrimonio. Ho fortemente desiderato un cofanetto che fosse sia comodo all’utilizzo che alla conservazione, così da essere tramandato a figli, nipoti ecc. Racchiude ciò che una sposa deve conoscere come base per il suo evento: un po’ di galateo e tradizione (anche per scherzarci su), un reminder dei tempi e delle cose da fare, un ampio spettro di scelte relative all’organizzazione, una lista degli invitati completa (guai a dimenticare le allergie e intolleranze dei nostri invitati) e un tableau mariage per gli sposi per avere davanti ogni tavolo realmente composto. Una volta che il matrimonio verrà realizzato, Il Diario della Sposa dovrà essere conservato assieme all’album fotografico e al video perché ogni scontrino conservato, ricevuta, annotazione scritta o anche solo l’inchiostro della nostra penna scatenerà ricordi fortissimi negli sposi.
Per quale motivo consiglieresti l’acquisto del diario ad una futura sposa?
La prima risposta che mi viene in mente è “perché NON dovrei consigliarlo?”. Il Diario è quel pezzo in più che puoi scegliere di regalarti da sola oppure riceverlo in dono da qualcuno di speciale come fidanzato, genitori o sorelle/amiche per amplificare ancora di più l’emozione del momento. Può fare la differenza se ti senti spaesata in questo mondo così pieno di idee e stimoli come quello dei matrimoni, ma soprattutto può diventare amico e confidente di un periodo così speciale che vale la pena rivivere dopo tanto tempo tra le sue pagine.
C’è qualche consiglio specifico che ti sentiresti di dare ad una futura sposa?
Forse più di uno, ma il più importante è di non sentirsi mai sole. Ci si dimentica troppo spesso delle sensazioni di solitudine, ansia, tristezza e incertezza perché una volta vissuto l’evento fanno capolino solo le sensazioni positive. Ma in corso d’opera ricordatevi che qualcuno che sta dalla vostra parte c’è sempre ed è pronto a “lottare” con voi e per voi. Dico sempre questo alle mie spose ed è bello scambiarsi sguardi carichi di comprensione.
Il Diario della Sposa è un’idea davvero originale, in un’epoca nella quale crediamo che ormai si sia già inventato tutto il possibile: al contrario la creatività della nostra amica Maura Letizia ci ha dimostrato che c’è sempre qualcosa di nuovo da immaginare e sperimentare.
Ti interessa saperne di più?
In basso, come sempre, trovi le fonti del post.

Fonti
Il Diario della Sposa